venerdì 5 febbraio 2010

Ebrei in Iran (ovvero: parlando amabilmente in attesa dell'11/02)

Raccolgo l'invito di scrivere un commento su questo articolo di Roger Cohen in merito alla condizione degli ebrei in Iran.

Trovo l'articolo ben scritto ed equilibrato. Non dimentica di citare le false accuse di spionaggio mosse a un gruppo di ebrei di Shiraz, inventate per motivi legati a giochi di potere. Insomma, sì, l'Iran non è antisemita ma vivi sempre in un paese dove puoi finire condannato a morte per favorire una parte politica.

Tuttavia nella sostanza è vero: l'Iran non è mai stato "antisemita" nel significato classico (cioè occidentale) del termine.

L'antisemitismo storico ha due matrici. La prima è di origine religiosa, cristiana, e si associa all'accusa di deicidio. In particolare Matteo recita: "E tutto il popolo rispose: il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli" (Mt.27:26). Frase che presa alla lettera ha giustificato più di un pogrom.

La seconda matrice è quella pseudo-scientifica cialtronesque-darwiniana. Con l'età contemporanea gli stati europei si laicizzano ma, com'è come non è, l'antisemitismo non sparisce, assume nuove forme. La più gettonata è la questione razziale, che fornirà poi la base ideologica per i partiti antisemiti dell'Europa occidentale (nell'Europa orientale non esistono importanti movimenti politici antisemiti, poiché l'antisemitismo è così diffuso da non poter fornire una discriminante politica! vd. Hannah Arendt - "Le Origini del Totalitarismo" libro 1). E' questo secondo antisemitismo "laico" che sfocerà poi nell'eliminazionismo nazista.

Nel mondo islamico la giustificazione religiosa dell'antisemitismo è molto più blanda e più difficile da trovare. Primo: Gesù è un profeta e ha lo stesso grado di Maometto, Mosé e Abramo. La sua uccisione non è l'uccisione di Dio. Inoltre la stessa crocifissione è trattata dal Corano in modo quanto meno ambiguo:

Corano IV (Surat An-Nisa'): 156 (...) e [li maledicemmo] per aver detto contro Maria calunnia orrenda, 157 e per aver detto: "abbiamo ucciso il Messia Gesù figlio di Maria, Messaggero di Dio", mentre né lo uccisero né lo crocifissero, bensì qualcuno fu reso ai loro occhi simile a Lui (...) 158 Ma Iddio lo innalzò a sé, e Dio è potente e saggio.

Ad ogni modo il dato certo è che che per tutto il medioevo gli ebrei in fuga dall'Europa cristiana trovano rifugi abbastanza sicuri nel mondo islamico, nella Spagna moresca o, più tardi, nei Balcani ottomani. Sia ai cristiani che agli ebrei "è stato dato un Libro" e quindi avevano libertà di culto. Pagando ovviamente, ma una volta pagato erano in genere sudditi con uguali diritti.

Hanno ragione le persone intervistate a dire che sostanzialmente in Iran vivono bene. Sicuramente meglio di come avrebbero vissuto in Siria o in Egitto, per non dire in Arabia Saudita.

Il fatto che le guerre siano arabo-israeliane a livello popolare ha un suo peso: l'Iran non ha profughi e regioni da farsi restituire, nessun iraniano è mai morto sotto i colpi dello Tsahal e il conflitto tra i due paesi sembra più una questione di dovere e di retorica che di sostanza. Un po' come mi sembra accada per il Pakistan o l'Indonesia giusto per citare due paesi musulmani non arabi.

Facciamo un altro esempio per tastare il polso del sentimento popolare: con tutti gli aiuti che l'Iran ha inviato negli anni a Gaza o nel Libano, sentire i capi di Hamas e del Hezbollah che chiamano "Golfo Arabico" il Golfo Persico ogni volta che sono a Riadh secca - e non poco - il contribuente iraniano. Cose come queste in Iran si notano molto, ve lo assicuro.

Sembra comunque evidente che il mandato di Ahmadinejad abbia dato un nuovo impulso retorico alla questione, a prescindere dal sentimento popolare.

E' che in una polveriera bisogna fare molta attenzione a quelli che fumano e non stanno attenti a dove buttano la cenere, figuriamoci se poi arriva quello che gli piace giocare coi cerini. Quello che Cohen identifica come una questione retorica dà l'impressione di essere la concreta ricerca di un casus belli, e il fatto che l'opposizione sia dichiaratamente contro quel linguaggio non è un aspetto casuale della questione.

Per quanto mi riguarda la questione Terra Santa non si risolve eliminando uno dei due stati ma facendoli convivere. Ritengo che tutto sommato questa sia una posizione maggioritaria in Iran.

***

PS: Ali Fathi, lo studente di teologia blogger di "Tourjan" (linkato qui a destra) è stato arrestato.

Va detto che di questi tempi il carcere in Iran sta diventando il luogo di ritrovo delle migliori menti del paese, perciò c'era da meravigliarsi che fosse ancora libero dato che si firma nome e cognome.

Con la speranza di rivederlo presto.

2 commenti:

  1. Interessantissimo anche questo articolo. Anni fa parlavo con un'amica ebrea italiana dell'esperienza di suo padre sotto la guerra, conversazione che ancora ricordo bene perché affascinante. Mi spiegava appunto che il motivo per il quale suo padre, e in generale l'ebreo italiano ha sofferto considerevolmente meno di quello tedesco o persino olandese, cecoslovacco o ungherese era appunto che l'antisemitismo italiano aveva una matrice del primo tipo da te descritto: quello religioso. Cioè, nel momento in cui l'ebreo rinunciava a praticare la sua religione e abbracciava il cristianesimo, diventava un cristiano come qualsiasi altro. Al contrario l'antisemitismo più virulento era quello che identificava nell'ebreo un essere di RAZZA diversa, sinistro e inferiore e pericoloso nel DNA. Un concetto simile lo snocciola anche Rosetta Loy nel suo "La parola ebreo", per raccontare la condizione degli ebrei romani sotto la guerra, come ovviamente anche Renzo De Felice.

    Nel caso dell'Iran, m'insegni, esiste una situazione simile, un antisemitismo più "di circostanza", che tutto sommato porta ad una certa tolleranza nei confronti dei cittadini iraniani ebrei. Ciò che non capisco affatto è il motivo per il quale si strumentalizza la tolleranza iraniana nei confronti dei suoi ebrei per arrivare a qualche conclusione riguardo alla posizione dell'Iran nei confronti del sionismo e d'Israele. E' una visione manichea e semplicistica della faccenda. Ecco, è questa la faccenda che vorrei approfondire, perché a mio avviso il fatto che nel quotidiano l'iraniano possa convivere pacificamente con le comunità ebraiche locali non mi dice nulla su questioni più ampie di politica e relazioni internazionali come appunto il rapporto dell'Iran con Israele, come non mi dice nulla né di positivo, né di negativo su Ahmadinejad e gli Ayatollah che lo sorreggono alle sue spalle. Non so se mi sono spiegata...

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  2. Direi che ho usato un termine poco appropriato se ho detto "di circostanza". Mettiamola così: per la gente è davvero lo stesso. Il servizio segreto sono convinto che abbia schedato e posto sotto controllo i telefoni di ogni singolo ebreo del paese (e bahà'ì - anche loro hanno templi in Israele).

    Detto questo la tua domanda, e meriti una risposta lunga.

    C'è la tendenza di una parte non indifferente del mondo occidentale a identificare come antisemita qualunque critica ad Israele. Com'è anche vero che degli antisemiti tout-court travestono molto volentieri da antisionismo il loro antisemitismo, per essere presentabili.

    Esistono e sono concrete entrambe queste realtà. Incrostano come la ruggine qualunque discussione su Terra Santa, ed entro tre battute si arriva a straparlare di Hitler, in genere urlando e senza saperne nulla (di Hitler).

    Questa ruggine pesante che incrosta le discussioni su Israele e Palestina provoca morti, lì da quelle parti.

    Ora, spiegare che l'Iran non è antisemita e - non ti meravigliare - nemmeno misogino (altro mito), è prima di tutto informare. Cioè lottare contro la disonformazione interessata, che invece lo vorrebbe dipingere come antisemita e misogino per preparare il lettore a un possibile "first strike".

    Ho recentemente scoperto il potere dell'informazione corretta quando ho raccontato a un caro amico che in Iran si scia e ho notato la sua genuina meraviglia. Chi si occupa di comunicazione sa che, a parità di altri fattori, a uno di qua viene più facile accettare l'idea di bombardare gente che va a cammello, piuttosto che gente che scia.

    Ecco allora perché l'iraniano *deve* essere antisemita, per alcuni. Perché altrimenti ti manca una scusa. Ed ecco perché io *devo* spiegare l'ovvio: spiegare che nonostante la retorica negazionista da un tanto al chilo di un presidente uscente - e uscente a calci! - l'Iran non è antisemita.

    Notare che - se ci pensi bene - anche le notizie di ciò che sta accadendo in Iran oggi hanno poca eco mediatica in occidente. Non lo hai notato? Perché questo silenzio, non si tratta forse di un paese strategico?

    Sono fatti collegati. Un Mousavi al potere, con il suo aspetto rassicurante, cordiale, aperto e moderno, è qualcosa che scombussola l'idea che per trent'anni hai dato dell'Iran ai tuoi lettori.

    Da dov'è saltata fuori questa gente se l'Iran era l'inferno? Cosa ci fanno tutte quelle ragazzine col foulard islamico e il piercing sul labbro a tirare sampietrini ai Pasdaran, se in Iran le donne erano così sottomesse?

    Ecco le domande che è meglio evitare di farsi. Perché altrimenti crolla un castello di carte fatto di fogli di giornale.

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