mercoledì 8 febbraio 2012

Escort e prostitute - un contributo

Un amico ieri ha postato su FB questo articolo di Walter Siti che vi prego di leggere prima di procedere oltre. Questa è una modesta replica.

E' un ottimo articolo, scritto molto bene, che ha l'indubbio merito di avermi fatto riflettere per un'intera giornata. Non succede spesso quando leggo cose che condivido poco o che comunque sento poco mie. Insomma l'argomento escort per me è un po' come quella serie TV, "lifestyles of the rich and the famous", che appunto non ho mai cercato di vedere perché l'argomento non mi interessava.

Ma quando una cosa è scritta bene ti fa riflettere anche quando non ti interessa, perciò grazie a Siti e grazie all'amico che ha condiviso l'articolo.

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- "Ciò che io sono non è definito da cosa faccio, ma da CHI sono. Io ora prendo questo telefono, compongo 15 numeri e sai chi risponde?"

- "Il Presidente..."

- "Meglio: sua moglie!"

- "Sono impressionato!"

- "Non ti voglio impressionare, voglio farti capire: io fotto con altri uomini, ma io sono Roy Cohn. E diversamente da altri uomini che fottono uomini io porto il mio ragazzo alla Casa Bianca e il Presidente Reagan gli stinge la mano e gli sorride. Questa non è ipocrisia. Questa è la realtà. Perciò Roy Cohn non è un omosessuale, Roy Cohn è un eterosessuale che si fa gli uomini. E qual è la mia diagnosi, Henry?"

- "AIDS".

- "No Henry. Gli omosessuali hanno l'AIDS. Io ho il cancro al fegato".

Dopo aver letto l'articolo di Walter Siti me ne sono andato a dormire. Al risveglio inizia a girarmi per la testa questo dialogo della miniserie "Angels in America" tra Pacino (Roy Cohn) e James Cromwell (il medico che gli ha appena diagnosticato l'AIDS) che a suo tempo mi aveva molto colpito (link alla splendida sequenza, in inglese). Il perché mi era venuto in mente non mi è stato subito chiaro, ma lo è diventato sempre di più lungo la giornata e a fine articolo sarà chiaro anche a chi legge queste righe.

Purtroppo l'articolo di Siti comincia parlando delle scimmie cappuccine. Ora, normalmente, se un articolo cerca di spiegare comportamenti sociali dell'uomo partendo da comportamenti animali, appena me ne accorgo smetto di leggere. E' un riflesso condizionato causato da decenni di esperienza, ma qui sono andato avanti facendomi forza.

Vorrei approfondire l'articolo di Siti partendo da contributi tratti dal suo testo, come si faceva ai tempi d'oro su Usenet.

[nel rapporto con un'escort] il valore d’uso della merce (l’atto sessuale) è largamente superato dal suo valore di scambio, come icona del lusso e status symbol. E dunque si paga il lavoro che è stato necessario per produrre la merce, compreso il trasporto (...). Con la pan-sessualizzazione degli ultimi trent’anni, anche il sesso è diventato un mediatore universale esattamente come il denaro (...) Molti imprenditori, lo sappiamo, pagano i politici direttamente in russe, o lituane; più che una merce, il corpo diventa moneta – e se diventa esso stesso, come il denaro, l’equivalente generale di molti specifici beni, allora non deve avere caratteristiche troppo individuanti; di qui l’omologazione estetica (...) La prostituzione, in questo caso, somiglia a un commercio di valuta.

Dato che qui vengono usate categorie economiche (merce, denaro, lavoro) alcune delle quali usando la stessa terminologia usata da Marx nei Grundrisse e nel Capitale (valore d'uso, valore di scambio) cercherò di rispondere nel merito.

Vero, il valore di scambio della merce "escort" è notevolmente superiore al valore d'uso della merce "atto sessuale". L'errore è che le due merci non sono confrontabili nella quantità di lavoro necessaria per produrle, non in questo modo almeno. Non sono merci succedanee tra di loro sostituibili: chi fa determinate cose con un'escort pagando mille euro non si sognerebbe mai di fare le stesse cose con cento disgraziate fatte di crack pagando 10 euro ciascuna. Sono merci diverse che hanno produttori diversi e clienti diversi: la domanda e l'offerta si incontrano in mercati separati.

Inoltre a rigore non è vero che la merce-escort sia una moneta. Concedo che sia una merce che viene barattata con facilità nel suo mercato, e che in quel mercato potrebbe fungere da mediatore, ma non è denaro: il denaro è un mediatore universale perché è la merce che misura il valore di scambio di tutte le altre merci in tutti i mercati, per quanto tra di loro separati.

Un imprenditore non potrebbe mai pagare un mese del mio lavoro con una escort ucraina affittata per una notte, perché quanto meno non saprei come tirare avanti il resto del mese e quindi non saprei cosa farmene. Nel mio mercato la merce escort non è moneta, e sono un italiano medio che appartiene a un mercato che copre il 70-80% della popolazione di questo paese.

Non si tratta di puntiglio. Queste divergenze nell'interpretazione terminologica discendono dall'architettura stessa del contributo di Siti, come vedremo più avanti.

Molti hanno insistito che le cosiddette escort non sono altro che prostitute (o troie, o mignotte); le parole hanno un peso, in genere quando una parola nuova si afferma è segno che è accaduto qualcosa di nuovo nella realtà. Come i pendolari stipati sui treni locali sembrano ormai incomparabili per natura ai manager che interrogano i loro I-Pad sul Frecciarossa, così le prostitute di strada e i loro clienti hanno l’aria di appartenere a una diversa umanità rispetto al variegato e sfumatissimo panorama delle (e degli) escort, o delle offerte ‘love’ e ‘contact’ che pullulano in Rete. A mondi separati, parole separate. Le riflessioni che seguono si riferiranno soltanto al mondo ricco o comunque benestante, perché la miseria e il bisogno (oltre a pretendere pietà e rispetto) introducono troppo rumore di fondo nella già complicata faccenda del corpo e del desiderio.

"A mondi separati parole separate", come dice anche Roy Cohn in modo molto più diretto.

E' peraltro verissimo: la prostituta è una lavoratrice salariata che è mandata a battere per la strada a calci nei denti. I suoi strumenti di produzione (il suo corpo) le è stato requisito da un pappone che le sequestra  passaporto e incasso e le paga un salario.

Per inciso il grado di alienazione (anche qui inteso nel senso marxiano di privazione del frutto del proprio lavoro) per una prostituta è molto più elevato e penoso che per un operaio, in quanto proviene dalla perdita del possesso di un qualcosa che le sta appiccicato addosso perennemente: il suo corpo. Il corpo di una prostituta è uno strumento di produzione che non appartiene più a lei ma al pappa. Non può fare come l'operaio che va a casa e dimentica il tornio, perché il tornio la segue a casa con tutti gli odori, le sensazioni, i dolori che si porta addosso dopo una giornata di lavoro.

La escort invece è padrona dei propri mezzi di produzione. Nessun pappone le ha requisito il corpo. Ha degli intermediari ma il rapporto con loro ricorda più una relazione tra un artista e il suo agente che non quello tra un salariato e un padrone.

Non soffre alienazione perché riceve il giusto valore di scambio per il frutto della propria attività, che quindi riconosce come totalmente propria (e vi si riconosce lei personalmente, come accade a un artigiano che non entra in conflittualità con se stesso e col proprio prodotto). Questo perché la escort riesce ad incamerare per sé tutto quel plusvalore che la prostituta invece è costretta a lasciare al pappone e al cliente.

E' questa la ragione per cui escort e prostituta sono cose diverse. Non si può ritenerlo implicito. Non si può abbozzare gli elementi e sovolare sulle conclusioni perché "introducono troppo rumore di fondo". E' ambiguo. E' Sospetto. Insomma gatta ci cova. (*)

La libertà a cui le ragazze alludono citando il famoso slogan femminista è quella del libero mercato: libertà di movimento e di azione all’interno di regole rigidamente, impersonalmente fissate e ormai indiscutibili. Le escort gestiscono il loro capitale con la stessa flessibilità con cui la finanza gestisce gli azzardi e le insicurezze, e non si percepiscono come prostitute esattamente come i maghi della finanza non si percepiscono come truffatori pur evitando i controlli e mettendo in circolazione prodotti dal contenuto non limpido

Ottimo. Oh, non si percepiscono tali, ma poi capita che qualcuno dia del ladro al truffatore.

Ma il punto è un altro: perché un'escort non vuole essere chiamata prostituta? Ok è un insulto moralista ma lo è anche per la prostituta tout-court, oppure no?

Si sta dicendo forse che la escort non è prostituta allo stesso modo in cui un dottore commercialista non ama essere chiamato ragioniere, perché è in possesso di maggiori qualifiche? Oppure come quei "don Fefé" conosciuti in irpinia che amavano far crescere l'unghia del mignolo per dimostrare fieramente a tutti che non facevano mai lavori manuali?

Vedete, un giorno un interlocutore rumeno su usenet si sforzò per lunghi post a dimostrare che rumeno non significa Rom. Con me sfondava una porta aperta, sono una persona abbastanza istruita. Poi però qualcuno gli chiese la ragione per cui era così importante per lui non essere identificato come rom, e successe ciò che mi aspettavo: non voleva essere considerato un rom perché li disprezzava esattamente come coloro che disprezzavano lui credendolo rom solo perché nato a Bucarest.

Ora, sì, la escort non ama farsi chiamare prostituta. Ma non perché non condivida il moralismo di fondo della società. Anzi, è proprio perché la condivide che trova offensivo essere chiamata "troia". Il caso emblematico è stata una ministra del governo passato - ex velina ma tutto sommato non il peggior ministro di quel governo - che disse di provare "pena per quelle ragazze che fanno mercimonoio del proprio corpo".

E' qui che appare in tutta la sua chiarezza la funzione di sovrastruttura rappresentata dal termine "troia": è troia la nigeriana va a battere per 10 euro presa a pugni da un pappone. Quella - cioè la "salariata" - è la paria da disprezzare. Non certo la escort libera professionista. Come Roy Cohn non è omosessuale e non ha l'AIDS.

Ma una persona che condivide in pieno quel moralismo di fondo, quella sovrastruttura, e che chiede solo non venga applicato a lei, può questa persona avere diritto a una simile pretesa? E' su questo punto che l'articolo di Walter Siti rimane ambiguo "per non introdurre troppo rumore di fondo". Ed è il più grosso neo di un ottimo articolo.

Saluti.

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(*) Piccola aggiunta successiva: i mondi dell'escort e della prostituta non possono essere presi in considerazione in modo completamente separato solo perché il mercato delle escort e delle prostitute è differente. L'origine del capitale di un'escort ha la sua importanza.

Si provi a pensare a un'escort che non lo sa ma ha tra i propri clienti un ricco pappone. Il plus-lavoro della prostituta sfruttata e salariata da quel pappone serve anche a mantenere lo stile di vita dell'ignara escort, fatto oggettivo al di là della volontà di entrambe.

Ma ciò vale anche per i proprietari della fabbrica d'auto dalla quale si rifornisce il pappone. I quali magari possono permettersi escort perché a loro volta realizzano plusvalore sul lavoro dei propri salariati in fabbrica. Il rumore di fondo a questo punto diventa così assordante da non poter essere ignorato. A meno di tapparsi le orecchie e fare "aaaa" muovendo la testa.

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sabato 7 maggio 2011

"Redde Rationem"


Durissime dichiarazioni contro Ahmadinejad dalla tribuna della preghiera del Venerdì. L'imam della preghiera Sadighi è arrivato a minacciare che, se Khamenei lo ordinasse, ad Ahmadinejad non sarebbe nemmeno più lecito accosatrsi ala moglie... (ok, dalla foto non sembra una gran perdita, ma neanche lui è bello).

Anche Larijani, presidente del Majles (parlamento), sembrerebbe orientato a richiedere l'impeachment. Basterebbe il voto dei 2/3 dei deputati se non ricordo male.

Gli imam della preghiera e i deputati di questa legislatura devono la propria posizione direttamente a Khamenei e a lui rispondono. Quindi la controparte del confronto è proprio il Leader, che nel solo luglio del 2009 aveva tagliato corto sulla questione brogli elettorali denunciati dall'opposizione sostanzialmente dicendo che "brogli o no io ordino che il presidente legittimo è Ahmadinejad".  

Infine ieri sono stati arrestati alcuni dei collaboratori più stretti di Ahmadinejad. Insomma lo scontro è durissimo.

L'offensiva contro Ahmadinejad arriva dopo due settimane di duro confronto sulla composizione del governo: il ministro dell'Informazione (responsabile dei servizi segreti) è stato recentemente allontanato dal presidente. Khamenei ne ha chiesto il reintegro e il capo del governo ha ignorato la richiesta. A monte di questo problema contingente però c'è un problema più radicale. I due poteri "istituzionali" del regime (militaristi laici e assolutisti religiosi) sono arrivati al confronto diretto dopo aver messo agli arresti i capi dell'opposizione democratica, Mousavi e Karoubi.

Recentemente nel paese ha cominciato a girare un DVD in cui Ahmadinejad viene presentato dai suoi come il "precursore del Mahdi". Per capirci, è come se il PDL facesse girare un filmato in cui Berlusconi viene definito seriamente l'araldo dell'Apocalisse: ovvio che le gerarchie della Chiesa non la prenderebbero bene. Questa in Iran è roba seria: a Qom i grandi ayatollah sono fuori di sé ma molti di loro sono praticamente agli arresti domiciliari perché si oppongono anche a Khamenei.

Ma anche qui siamo più di fronte ad un sintomo che alla causa. Quando Ahmadinejad dice di essersi sentito circondato da un'aura di santità mentre parlava all'ONU della questione palestinese, o quando il suo advisor (ora agli arresti) Rahim Mashai sparisce tra gli alberi, e poi torna dicendo che era stato "convocato a colloquio dallo spirito del Mahdi", lo sta facendo per crearsi una legittimazione divina senza l'intercessione di Khamenei o dei capi religiosi del paese. In altre parole vuole avere un potere proprio senza che questo sia dovuto alla volontà di un'altra istituzione.

Fuori da questo contesto c'è un terzo attore che è il movimento dell'opposizione. Certo ha subito una dura repressione, ma c'è differenza tra convincere qualcuno e impedirgli di parlare, e percià il suo potenziale è lì tutto intero. Tutto sommato qualche mese fa gli analisti del movimento ci avevano visto giusto: le manifestazioni di strada sono sempre finiti per compattare il regime contro l'opposizione, mentre la loro assenza sta ora scatenando il conflitto interno.

Non è possibile prevedere se da questo confronto uscirà vincitore Khamenei o Ahmadinejad (io punto sul primo). Ma la cosa certa è che ne uscirà notevolmente indebolito.

martedì 15 febbraio 2011

Sul metrò

 
Non c'è nulla di meglio del viaggiare sui mezzi pubblici per captare l'umore della gente. Generalmente tendo ad andare al lavoro a piedi, ma una volta alla settimana salgo su un autobus anche per una o due sole fermate. 
 
In genere ascoltando la gente sento delle fastidiosissime cazzate e mi chiedo chi me l'abbia fatto fare. Ma è comunque un bene. E' come punzecchiarsi quando si è al freddo per non perdere sensibilità. Traduco un breve articolo di un collaboratore di Peyknet.

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In Iran nell'attesa della rabbia repressa della gente

Il terrore di condividere il destino della Tunisia e dell'Egitto si è già impadronito del regime. Ieri, seguendo le orme del presidente dello Yemen, dell'emiro del Kuwait e dei re della Giordania e dell'Arabia Saudita, Ahmadinejad ha fatto diffondere la notizia che il governo avrebbe ripreso parzialmente a calmierare il prezzo della frutta e dei beni di consumo. Queste promesse nascono dalla paura di dover affrontare la rabbia popolare in una rivolta per il pane che, se anche non dovesse esserci domani, potrebbe scoppiare in un qualunque altro giorno.

Oggi mi trovavo sul metro. La gente si lamentava perché il prezzo del biglietto a corsa singola presto aumenterà a 900 tuman (*). Discutevano di questo e facevano piovere una grandinata di insulti su tutto il governo. A qualcuno è scappato da dire che domani c'è una manifestazione di protesta, da piazza Emam Hossein fino a piazza Azadi. Molti non lo sapevano.
 
Ho visto con i miei occhi quanto sia forte oggi il movente economico per una rivolta popolare. Sono certo che se i leader del movimento convocassero una marcia di protesta contro il carovita e la disoccupazione ci sarebbe l'esplosione di rabbia di cui scrivevo poco sopra. Ma forse è proprio per questa ragione che non lo hanno ancora fatto. Perché sanno che le conseguenze di una rivolta di quel tipo sono incontrollabili, e per adesso sperano ancora che il regime torni alla ragione.

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(*) Circa 0.70 euro. Da notare che in Iran il reddito medio procapite lordo è di 8.000 euro all'anno circa. Facendo il rapporto è come se in Italia il biglietto a corsa singola venisse a costare 2 euro.

lunedì 14 febbraio 2011

Felice come l'uomo del banco dei pegni


Qualcuno si chiede perché bloggo meno. Io invece mi chiedo spesso cosa farei se vivessi lì. Se avessi dei figli - alla mia età in Iran spesso si hanno dei figli grandicelli - li farei uscire di casa per andare in corteo, o li incatenerei nello sgabuzzino? Io stesso andrei al corteo? Lascerei la busta con dentro il testamento sulla scrivania prima di uscire, come fanno molti di quei ragazzi?

In fondo il movimento ha mostrato che nonostante la durissima repressione è vivo e vegeto. Il terrore del regime è direttamente proporzionale alla scompostezza della sua reazione ogni volta che la coerenza delle sue bugie viene a galla. E comunque un morto solo lo avrei sottoscritto ieri sera.

Ma io sono qua e la mia generazione è sparita. Anagraficamente in Iran non ci sono maschi classe 1965: morti durante la rivoluzione, morti durante i primi anni del khomeinismo perché stavano nella corrente rivoluzionaria sbagliata, morti in guerra, morti dopo la guerra per le conseguenze dell'iprite tedesco usato da Saddam, mutilati, oppure fuggiti all'estero. Io sono di quelli fuggiti all'estero. Loro sono lì e rischiano, io sono qui e la racconto, è la storia della mia vita. Dovrei sentirmi bene: sono al sicuro, non rischio niente e ho la consolazione di stare dalla parte giusta.

Si dice che l'incidenza dei suicidi fosse alta tra i sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti. Come "l'uomo del banco dei pegni", o come Primo Levi, per fare giusto due esempi. Deve aver a che fare coi disturbi da depressione post traumatica. Non sono mai stato il tipo da piangistei, e sono parecchio lontano dalla pur minima tendenza al suicidio e alla depressione. Ma non sto affatto bene quando racconto cosa succede lì. Anzi a dirla tutta mi sento uno schifo.

Carter e Obama, l'Iran e l'Egitto

A fine gennaio la gente in piazza Tahrir chiedeva il semplice passaggio delle consegne da Mubarak al primo ministro Suleyman. Mubarak ci mise troppo tempo e così, quando questo passaggio avvenne, la gente ormai voleva niente meno che le dimissioni. La mia sensazione è che, se Mubarak avesse provato a tirare avanti ancora per un mese, l'Egitto sarebbe finito come l'Iran.

Nel 1979 l'uscita di scena dello Shah avvenne troppo tardi. Per i movimenti islamici era ormai chiaro che le strutture dello stato si erano già disgregate, e che sarebbe stato sufficiente un ultimo sforzo per raccogliere il frutto maturo del potere.

La gente avrebbe seguito. Era chiaro a tutti che lo stato monarchico non sarebbe più stato in grado di garantire gli stipendi, le pensioni, e nemmeno l'ordine pubblico. Nel febbraio del 1979 agli occhi della borghesia iraniana, ufficiali dell'esercito inclusi, l'unica struttura politica con un capo e una coda e in grado di riportare l'ordine, era l'Hezbollah.

Nell'autunno del 1978, sulla spinta di un'opinione pubblica occidentale disgustata dalle stragi della repressione, Carter abbandonò lo Shah. Gli USA cercarono di giocarsi la carta della liberaldemocrazia con Shapur Bakhtiar, che divenne primo ministro. Pochi lo sanno, Bakhtiar era un vero galantuomo. Ma sarebbe stato l'uomo giusto un anno prima, cioè nel 1977. Insomma gli USA fecero troppo tardi e persero l'occasione.

La mia impressione è che Obama abbia giocato la stessa carta in tempo utile in Nordafrica. Certo, l'Egitto è in grave crisi economica, il partito islamico è forte. Ma le strutture dello stato sono intatte. Non c'è stato un lunghissimo braccio di ferro tra esercito e popolazione. Non c'è sangue da vendicare. Obama è in tempo perché ha evitato la strage.

In questa condizione è probabile che, se il partito islamico cercasse di "iranizzare" l'Egitto con la forza, ne uscirebbe sconfitto come in Algeria: la borghesia lo abbandonerebbe. Perciò cercherà di vincere le elezioni. Non potendo prendere il potere con sola la forza d'urto delle masse è probabile che segua le orme del "Adalet ve Kalkınma Partisi" di Erdogan, il quale per inciso sostiene da tempo i Fratelli Musulmani.

Mi piace pensare che l'Iran abbia insegnato qualcosa. Che Obama sia un Carter con più esperienza. Ma non sarebbe l'unico ad aver imparato qualcosa dalla rivoluzione iraniana. L'estabilishment iraniano attuale ha preso il potere con una rivoluzione, e sa perfettamente come funziona: se dai un dito perdi l'intero braccio. Quindi è compatto, non arretra di un passo di fronte al malcontento generale, e cerca di tenersi stretti i suoi.

Ovviamente anche l'opposizione è formata da ex rivoluzionari che sanno come funziona la lotta politica in quelle condizioni. Perciò ogni volta che si presenta l'occasione cercano di porre il regime di fronte a situazioni di "perdita-perdita", come nel caso della richiesta di autorizzazione a manifestare a favore del popolo oppresso d'Egitto e della Tunisia. Il logico diniego del ministero degli interni è finito per smascherare il ridicolo tentativo di Khamenei di mettere il proprio turbante sulla testa dei movimenti nordafricani. In più l'opposizione ha dichiarato che scenderà in piazza lo stesso. Così gli arresti domiciliari di Karoubi l'altro ieri, e la probabile militarizzazione delle città domani, per non parlare degli scontri, arresti e repressione che seguiranno, rimetteranno il regime nel posto che gli compete: insieme ai cattivi del film che stiamo vedendo in questi giorni.

La partita che si sta giocando in Iran è tra due forze politiche che cercano si sfaldare l'uno la compattezza dell'altro. Vincerà chi dei due ci riuscirà meglio.

sabato 29 gennaio 2011

Domande e risposte da Facebook

Parlando dell'Iran, un amico su Facebook mi fa alcune domande alle quali trovo più comodo rispondere qui.


Ma è vero che solo lo 0,029% degli iraniani era connesso a Twitter?


Dovrei capire come è stata calcolata la percentuale ed è proprio questo che non riesco a immaginare. Su twitter in quel periodo quasi tutti noi all'estero mettevamo come luogo di provenienza "Iran" e settavamo l'orologio sul fuso iraniano per incasinare il tracking della polizia. Ovviamente l'IP è visibile quindi ad esempio chi dal lato twitter avesse voluto controllare gli accessi avrebbe visto che un iraniano (io) postava dall'estero. 

Non credo si siano messi a fare un'indagine statistica, in Iran sarebbe impossibile. Quasi certamente hanno verificato il tabulato IP di Twitter hanno fatto una percentuale tra postatori singoli da specifici IP iraniani e la popolazione complessiva. Il punto è che se hanno fatto così gli unici che risultavano postare dall'Iran erano quelli... della polizia segreta! Solo loro non cammuffano l'IP, gli altri cercano sistemi per cammuffarlo perché attraverso l'IP risalgono a te.

Chi deve fare attività politica usa un software (tor ad esempio ma anche altri) il quale fa finta di conneterti a un server estero che il regime non riconosce come pericoloso e non filtra. Da lì poi fai perdere le tue tracce e vai sul sito che ti pare. E' solo così che dall'Iran entri su twitter, youtube, facebook, sui siti porno, ai quali non puoi accedere in modo diretto. Ovviamente l'uso del proxy rallenta il traffico ma chi se ne frega.

Ora quello che voglio dire è che quel 0.029% è stato calcolato sulla base degli indirizzi IP di chi si connetteva su twitter, gli analisti hanno preso un granchio gigantesco. Perché chi si connette con un proxy (es. via Tor) ha un IP che può essere europeo, statunitense, persino israeliano, ma certamente non iraniano. E sinceramente non riesco ad immaginare come altro abbiano potuto calcolare la percentuale. Faccio notare che questo argomento - questi numeri - sono stati usati dal regime per supportare la teoria che il movimento era un complotto occidentale.

Tuttavia va detto che il mezzo principale per la convocazione di cortei era il cellulare, l'sms in particolare.  Perciò quello che dici è vero, Twitter è stato un mezzo secondario usato principalmente nella settimana delle elezioni. Perché, il governo in vista di quello che in Iran chiamano "golpe elettorale", aveva staccato la copertura degli sms proprio nel giorno delle elezioni e in quelli seguenti mentre internet restava attivo.

Gente che misteriosamente comunica in inglese per evitare di essere compresa...

Twitter permette di estrarre i tweet sulla base della lingua usata. Teoricamente dunque è facile vedere il totale e fare due più due.

Il problema è che molti tweet arrivano dal cellulare, il quale in genere non ha font arabici. Quindi l'utente scrive in arabo o persiano traslitterati nell'alfabeto latino. A quel punto se si fa una ricerca su twitter sulla base della lingua usata nei tweet il risultato diventa inaffidabile: si perde un buon 2/3 dei messaggi in persiano e in arabo, perché non usano l'alfabeto arabico ma quello latino.

Quanto alla Tunisia tieni anche presente che praticamente l'intero paese è bilingue (arabo e francese) e quelli sopra i 10 anni di lingue ne conoscono tre (arabo, francese, italiano). Quindi non è che se parli francese non ti fai capire.

L'uso del regime dei social network, dall'analisi che ne ho letto, pare ben più sofisticato e marpione (tipo dare l'annuncio di una manifestazione antigovernativa in un certo posto e schedare o direttamente arrestare tutti quelli che si presentano):

Rispondo del solo Iran ovviamente. Non escludo che il regime abbia provato a convocare manifestazioni farlocche per arrestare o schedare gli attivisti. Ma in generale il provocatore iraniano non agiva così: cercava di far "deviare" il movimento dalla direttrice principale che aveva unito tutte le opposizioni (dimissioni di Ahmadinejad e nuove elezioni con la presenza di osservatori internazionali).

Il provocatore agiva principalmente con messaggi di tipo politico che spingevano a destra e a sinistra: un po' la tecnica di far diminuire la potenza di un fiume scavando canali e deviazioni ai due lati. Frasi come "bisogna darsi alla lotta armata" come "ma Mousavi così fa ammazzare i nostri figli" erano quasi sempre dei provocatori. Però si era imparato a riconoscerli perché tutto sommato il movimento è stato molto disciplinato, e per tutta quella fase è stato in linea con le richieste di fondo e coi leader che si era scelto.

In genere sulle pagine FB "autorevoli" questa gente veniva sgamata o comunque nessuno dava retta perché i frequentanti seguivano le indicazioni degli amministratori della pagina.

Tieni anche presente che le manifestazioni tra il giugno 2009 e il febbraio 2010 non erano convocate a capocchia: coincidevano sempre con le ricorrenze liturgiche del regime. Cioè il movimento verde si "imbucava" in massa in quelle manifestazioni che il regime non poteva impedire. Il regime era costretto a far vedere immagini di repertorio perché dalle immagini reali (molti su youtube) era chiaro che il numero degli oppositori che gridavano slogan propri era 3-4 volte il numero dei favorevoli.

Una tecnica situazionista che ha dato molti frutti: il regime cosiddetto "isalmico" è stato costretto a caricare le proprie manifestazioni, usare gas lacrimogeni contro preghiere del venerdì, uccidere gente durante l'Ashura...

Per FB i numeri erano più alti ma tutt'altro che oceanici e comunque limitati a certe fasce di reddito

Ovviamente chi usa twitter o facebook deve potersi permettere un cellulare o un pc. Tieni presente che in Iran il PC e altri strumenti tecnologici (paraboliche, lettori dvd) sono spesso usati come la TV in Italia negli anni '60: si va a casa dell'amico.

Inoltre si tratta di un paese comunque fortemente connesso fin dagli anni '90. Ma c'è stata certamente strozzatura politica dovuta al "digital devide": tra le diverse fasce di reddito da un lato, e tra Teheran e provincia dall'altro. Quindi il movimento ha cercato di superare il problema con l'organizzazione. Attivisti organizzati in comitati di non più di 3-7 persone che già si conoscevano - di cui almeno uno col PC e ciascuno in contatto con altri comitati - dovevano occuparsi di mettere in pratica delle attività: scrivere sui muri, convocare a voce le manifestazioni decise sui forum, filmare e documentare queste attività, inviarle via web a comitati esteri...

Inoltre per creare un circuito mediatico alternativo si cercava di distribuire su cd o vhs i filmati più "significativi". Un po' una replica dei discorsi di Khomeini che venivano distribuiti su musicassette.

martedì 28 settembre 2010

Un uomo chiamato cavillo


Quindi ora Gholamhossein Mohseni Ejei - procuratore capo della Repubblica Islamica - annuncia che Sakineh Ashtiani sarà impiccata per concorso in omicidio e non più lapidata per adulterio. Perché, dice, la pena per l'omicidio ha la priorità sulla pena per l'adulterio. Ciò sarebbe vero se la maggiore gravità dell'omicidio fosse un principio coerente col sistema giuridico iraniano, ma così non è.

1) Chi è Ejei:

Come detto è il capo della procura nazionale: l'istituzione che fa da supervisore alle singole procure locali con poteri di nomina, promozione e rimozione. Si presume cioé che il soggetto abbia qualifiche nel campo del diritto penale, oltre a capacità amministrative. Tuttavia fino a dicembre 2009 Ejei ricopriva la carica del capo del servizio segreto (ettelaat), per la quale sono richieste capacità investigative. Per capirci: è come ritrovarsi come capo della procura nazionale un ex capo del Sisde.

Nel dicembre 2009, dopo l'insurrezione dell'opposizione nella giornata di Ashura, la Repubblica Islamica ha militarizzato il servizio segreto riportandolo sotto diretto controllo dei Pasdaran (che diversamente dal servizio segreto non rispondono a un ministero, e quindi non rispondono al parlamento, e perciò non rispondono all'opinione pubblica). Ejei è stato "dimissionato" e si è ritrovato a capo della procura nazionale.

2) Perché parla:

Già. Come mai non è un giudice a comunicare al pubblico la rettifica di una sentenza penale ma è un procuratore?

In uno stato di diritto è un giudice a decidere qualunque revisione di processi e di sentenze, e quindi è un giudice a rendere pubblica la decisione, non l'accusa. Il fatto invece che la prossima variazione della sentenza sia comunicata al pubblico dal capo della procura nazionale deve di per sé far riflettere su quanto il sistema giuridico iraniano sia "rotten to the core", marcio fino al midollo.

3) Perché è in contraddizione:

Ejei ci racconta che la condanna per omicidio avrebbe la precedenza sulla condanna per adulterio. La cosa ci pare logica, ma non siamo stupidi, perché ci rendiamo conto che il procuratore contraddice la sua stessa giurisprudenza.

Se un sistema giuridico prevede come pena massima del reato di omicidio la semplice impiccagione, mentre prevede come pena massima per il reato di adulterio l'essere ammazzati a pietrate sulla testa (e quindi una morte con supplizio), ciò dimostra che in quella giurisprudenza il reato di adulterio viene considerato più grave del reato di omicidio. E allora su quali basi il procuratore ci vuol far credere che la pena per un reato meno grave ha la precedenza su quella per un reato più grave?

La ragione di questa contraddizione è che la giurisprudenza iraniana (e quindi Ejei) si trova in un vicolo cieco: la legge del paese considera più grave un reato che la banale logica umana invece ritiene essere meno grave. Se non ci credete provate a chiedervi se preferite essere assassinati o cornuti, e poi ne riparliamo.

4) Quale condanna per omicidio?

La donna è stata giudicata per l'accusa adulterio nella sezione 6 del tribunale di Tabriz e ivi condannata alla lapidazione, la sentenza diventa definitiva nel 2006. E' stata contemporaneamente giudicata per concorso in omicidio (non è l'esecutrice materiale) nella sezione 12 dello stesso tribunale. Viene emesso un verdetto nella primavera del 2007: per l'accusa di omicidio la sentenza comminata è di 10 anni di carcere, poiché il giudice ha tenuto conto del fatto che gli eredi della vittima non hanno chiesto la morte dell'assassina. Pertanto, in base all'articolo 612 del codice penale islamico dell'Iran, la pena non poteva essere la morte e infatti per quell'omicidio la donna viene condannata al carcere.

Ci spiega, Ejei, come è possibile che una sentenza a 10 anni di carcere diventi di colpo sentenza di impiccagione senza un riesame (chiesto da chi?), e come fa una sentenza di impiccagione essere considerata "più grave" di una sentenza di lapidazione? Ejei, la verità è che ci stai prendendo per il culo.

Ci stai prendendo per il culo perché sai benissimo che nessun essere umano, a prescindere dalla sua cultura, accetta l'idea che l'omicidio sia meno grave dell'adulterio. Quindi ti metti a mistificare facendo credere che sarà impiccata per omicidio.

Ma il casino è vostro, non di chi vi critica, anche se chi vi critica spesso lo fa solo per il petrolio. Il problema è vostro perché non avete il coraggio di cambiare un codice e una procedura penale che sono assurdi e inconcepibili anche in gran parte del mondo islamico.

Non ne avete il coraggio. Perché, come Macbeth, vi siete spinti tanto avanti ormai nel sangue che, se doveste fermarvi, il tornare indietro sarebbe penoso quanto l'avanzare.

E perdio farete la sua stessa fine.