sabato 5 settembre 2009

Le colonne della società - la religione

Facciamo un riassunto. Nei post precedenti ho cercato di chiarire quale sia la base sociale del regime e della resistenza al regime, in Iran. Per farlo, sono partito da dove mi fa partire la mia formazione europea. Sono partito dall'economia.


La conclusione di quella breve analisi è stata questa: la trasformazione della Repubblica Islamica in Regime Islamico si basa sul tentativo da parte dei Pasdaran di controllare l'economia del paese, espropriando e privatizzando a proprio favore i beni collettivi dello stato. Oppure, che è un altro modo di dire la stessa cosa, restringendo il concetto di "stato" a una parte minoritaria del paese e di fatto facendolo coincidere con se stessi.

Abbiamo anche visto come l'origine di questo male risieda nella profonda militarizzazione delle masse dopo la rivoluzione, in seguito alla lunga guerra con l'Irak. Ciò ha consentito ai reparti paramilitari della rivoluzione - i Pasdaran appunto - di prendere il sopravvento sull'ideologia.

Ma è ancora una teocrazia, l'Iran?

La domanda a questo punto è necessaria. Cos'è che rende l'Iran una teocrazia? Non certo la Shar'ia. La Shar'ia in dosi diverse è presente un tutti i paesi a maggioranza musulmana e, detto per inciso, l'Iran non è nemmeno tra i peggio messi. Non è questo il discrimine. Ciò che fa dell'Iran una teocrazia è che, secondo la costituzione, i membri di tre importantissime istituzioni del paese sono scelti tra il clero sciita: il Consiglio dei Guardiani, l'Assemblea degli Esperti, e la Guida della Rivoluzione.

Secondo questa distribuzione dei poteri - che si rifà direttamente al concetto khomieinista del "Velayate Faqih" (governo del teologo) - si stabiliva che la gnosi religiosa dovesse svolgere la funzione di guida ideologica del paese, esprimendosi attraverso un meccanismo di reciproco controllo e consultazione tra i tre organi citati. In parole povere: non era lo stato a governare sull'ideologia religiosa, ma il contrario. Questo si intende per teocrazia e per khomeinismo.

Oggi nei fatti questo costrutto giuridico è venuto meno. Se uno dei tre organi religiosi, nello svolgere le sue funzioni costituzionali e seguendo liberamente la propria coscienza, danneggiasse gli interessi dell'Arma, i suoi membri verrebbero arrestati e dopo alcuni mesi di torture sbucherebbero in TV a confessare di aver venduto le proprie mamme a un nano. L'istituzione verrebbe occupata da uomini vicini all'Arma, e le sue decisioni verrebbero riviste in senso ad essa favorevole.

E' l'Arma ormai a governare sulla religione. Ciò - per quanto possa sembrare assurdo - rende il paese molto più simile all'Iran dello Shah che a quello di Khomeini. Riprenderemo il discorso nel prossimo post, con qualche notizia fresca a supporto della tesi.

venerdì 4 settembre 2009

Intervallo

Qualcuno mi ha chiesto chi sono le 9 persone ritratte nelle immagini qui a destra, nella sezione "santi patroni di questo blog". Da sinistra a destra, fila alta:

1) Fatemeh Baraghani, detta Tahereh (pura) Qurrat'ul Ayn (piacere della vista): prima donna persiana a togliersi il velo nel lontano 1850. Assassinata nel 1852.

2) Khosrow Golesorkhi: intellettuale comunista. Condannato a morte nel 1974, trentenne, accusato di un non meglio specificato attentato contro l'erede al trono. Non si autoaccusò e non chiese clemenza durante il processo e così la condanna venne eseguita. Un amico di famiglia.

3) Forugh Farrokhzad: poetessa proto-femminista persiana.

4) Samad Behrangi: scrittore socialista azerbaijano. Il suo racconto per l'infanzia "il pesciolino nero" era tra i titoli messi all'indice, ma era tra le cose che mamma e papà mi leggevano prima di andare a letto.

5) Sattar Khan e Bagher Khan: patrioti e comandanti azerbaijani della Rivoluzione Costituzionale del 1905.

6) Mirza Kuchik Khan: guerrigliero delle foreste del nord, fondò la repubblica socialista autonoma del Gilan sconfitta poi da Reza Khan Pahlavi nel 1921.

7) Ahmad Shamloo: il più importante poeta persiano della seconda metà del ventesimo secolo. Quando avevo 4 anni veniva a trovarci e mi prendeva in braccio. Conoscevo a memoria la sua poesia "le figlie di mamma-mare" e gliela recitavo. La poesia poi diede nome a una sua antologia.

8) Mohammad Mosaddegh: primo ministro eletto dal parlamento tra il 1951 e il 1953. Nazionalizzò la Anglo-Iranian Oil Company che divenne la National Iranian Oil Company. Deposto da un colpo di stato militare ordito dalla CIA (operazione Ajax) ed eseguito dal generale Zahedi e dalle squadracce di tale Shaaban Jafari detto "il demente"...

mercoledì 2 settembre 2009

Le colonne della società - "the real thing" (ovvero "la struttura")


Come promesso, traduco un articolo dalla webzine "Rahe Tudeh" organo del partito marxista-leninista iraniano in clandestinità. L'articolo a mio parere metterà la pietra tombale sull'idiozia avanzata da molta sinistra antagonista-griffata occidentale: un'idiozia che vede in Ahmadinejad il difensore delle classi oppresse, e nel movimento verde una sorta di reazione filo-imperialista.

Prima però vorrei citare l'articolo 44 della costituzione della Repubblica Islamica dell'Iran, perché più sotto se ne parla e giova conoscerlo. L'articolo 44 recita quanto segue:

"L'ordinamento economico della Repubblica Islamica si basa sulla compresenza di tre settori dettagliatamente regolamentati: il settore statale, il settore cooperativo, ed il settore privato.

Il settore statale comprende l'industria pesante, il commercio estero, le grandi miniere, banche, assicurazioni, energia, le grandi infrastrutture idriche, radio e televisione, poste e telefonia, aeronautica, marina, ferrovie, etc. Tutti questi settori sono gestiti dallo stato sotto forma di proprietà collettiva.

Il settore privato gestisce attività quali ad esempio agricoltura, allevamento, manifattura, artigianato e servizi, che completano le attività economiche statali e cooperative.

La proprietà privata, in questi tre settori, è protetta dalla legge dello stato nella misura in cui non contraddica altri principi costituzionali, non esca dal quadro normativo islamico, produca benessere e progresso al paese e non danneggi l'interesse collettivo.

La regolamentazione e l'organizzazione dettagliata dei tre settori è lasciata alla legge ordinaria."

Questo articolo della Costituzione dà all'economia iraniana un'impronta fortemente collettivista. "Rahe Tudeh" informa del tentativo del primo governo di Ahmadinejad - l'eroe dell'anti-imperialismo da aperitivo in via Vittorio Veneto - di riformarne il contenuto in senso liberista, e potrei finire il post qui...

Buona lettura!

***

Non è certo per amor di dio che hanno fatto un golpe!

Ci chiedono da più parti quale sia la base economica del colpo di stato operato il 12 giugno scorso contro l'esito reale delle elezioni e la persona di Mir Hossein Moussavi.

La nostra risposta a questi lettori di "Rahe Tudeh" e a chiunque sia interessato alla questione, è che quella base andava seguita passo dopo passo negli anni, per non restare sorpresi oggi. Essa non si è formata in una notte. La sua evoluzione è durata tre decenni, e l'amministrazione Ahmadinejad si è limitata ad accelerare il processo.

Durante gli ultimi 4 anni, quando Ahmadinejad mise sul tavolo la questione di una modifica dell'articolo 44 della costituzione [vd. sopra - ndt], e parlò del passaggio delle unità produttive nazionali in mani private, noi scrivemmo che era in atto una ristrutturazione del capitale: l'arma dei Pasdaran aveva creato delle società private, tramite le quali aveva iniziato ad acquisire quote in attività statali svendute dal governo.

Alcuni si erano persino convinti che questa riorganizzazione fosse una forma di socialismo dall'alto! A costoro rispondemmo che si trattava invece di una politica economica corporativa e fascista, che avrebbe presto dato forma ad un'oligarchia economico-politico-militare.

L'arma dei Pasdaran ha le mani in pasta sia nel budget governativo sia in quello militare. Essa ha creato decine di società private, riferibili a personaggi ad essa vicini, nel settore petrolifero, del gas naturale, del petrolchimico, dell'auto. Ha altresì una forte presenza tra gli organi di controllo della borsa ed in sostanza mira al controllo completo dell'economia del paese. Era perciò assolutamente naturale che che entrasse in campo direttamente, contro qualunque ostacolo sulla sua strada.

Tutta la speranza di chi si opponeva a questo processo era riposta in una vasta partecipazione popolare alle elezioni presidenziali, il cui risultato avrebbe potuto essere una diga contro questa politica.

(...)

Ma la lobby militare-industriale era talmente coinvolta con l'amministrazione Ahmadinejad da mettere in piedi un golpe elettorale. Ciò che costoro non si aspettavano era la resistenza massiccia del popolo, di milioni di cittadini che si sono riversati nelle strade. I tragici eventi successivi hanno dimostrato fino a che punto la lobby intenda arrivare contro ogni ostacolo popolare a questa politica.

Era per questa ragione che, per tutto il periodo dell'amministrazione di Ahmadinejad, insistevamo sul fatto che qui non è questione di persone ma di politiche. Ed è contro questa politica che il popolo va informato e portato nelle strade.

(...)

L'aggressione dell'esercito iracheno e la successiva continuazione della guerra in terra d'Iraq per 8 lunghi anni è stato il singolo evento più importante per la storia del paese dopo la rivoluzione del 1979. La guerra non è solo costata 1 milione di morti e invalidi e 1000 miliardi di dollari di danni: essa ha avuto come conseguenza diretta la militarizzazione della Repubblica Islamica ed il controllo dei Pasdaran sulle sorti della rivoluzione.

La ricchezza dell'Iran è stata sacrificata sulla via di questa militarizzazione non solo durante gli anni di guerra, ma anche negli anni successivi, sotto forma di budget ufficiali e segreti. L'industria militare si è sviluppata assai rapidamente mentre spariva l'industria produttiva.

Il traffico internazionale d'armi da una parte ha messo in contatto i pasdaran con la rete del crimine organizzato internazionale, mentre l'organizzazione dei traffici, negli anni post-bellici, si è riconvertita in commerci specializzati nella gestione del denaro pubblico. Sono state create decine e decine di società, riferibili ai Pasdaran, finalizzate all'importazione di beni che potrebbero essere prodotti nel paese. L'Arma è divenuta di fatto una mafia che vive di rendita. Una mafia la cui testa è - in ultimo - sbucata nelle attività del settore nucleare.

(...)

Alcuni ingenui hanno creduto che la politica filonucleare dei comandanti dei Pasdaran sia in realtà la difesa di una conquista nazionale finalizzata alla lotta contro l'imperialismo statunitense. Ma l'appartenenza di classe di questi comandanti dimostra con sufficiente precisione quanto siano sinceri i loro slogan e le loro asserzioni.

(...)

***

La prossima volta analizzeremo la seconda colonna, la religione.

Le colonne della società - l'economia

Cominciamo ora ad analizzare berevemente le "colonne della società" in Iran, partendo dall'economia. Il nostro obiettivo sarà quello di determinare in che modo questa colonna regga la società, e se essa prediliga il regime golpista o il movimento post-modrenista verde.

A logica si potrebbe pensare che l'azienda più importante in Iran sia la Compagnia Petrolifera Nazionale (NIOC). Per certi versi questo è vero ma ai fini della nostra analisi, se identifichiamo "importanza" con "potere politico", l'idea risulta essere errata. Difatti la NIOC è un'azienda politicamente in vista e la sua gestione discrezionale in genere è molto difficile. Ciò fa sì che la NIOC non sia una fonte di potere in proprio: essa è la preda, non il predatore.

La borghesia iraniana, come ogni borghesia, è conservatrice. Nel senso che predilige la stabilità politica. Ovviamente ciò ha un limite dettato dagli interessi della borghesia stessa: quando la stabilità politica minaccia i suoi interessi, la borghesia è estremamente efficiente nel rovesciare il tavolo e scatenare rivoluzioni.

Come detto in uno dei miei primi post, oggi in Iran esistono due borghesie. Una, quella che chiamo "post-moderna", composta dalla piccola e media borghesia urbana. E' progressista e compone la spina dorsale del movimento verde. Si tratta di quella parte della borghesia i cui interessi economici sono minacciati dalla stabilità del regime [1]. Essa pertanto si è dotata di tutto l'armamentario rivoluzionario necessario: slogan, organizzazione del dissenso, e liturgie che comprendono il culto romantico dei martiri.

L'altra parte della borghesia, in linea di principio favorevole al regime, è la vecchia borghesia mercantile del bazar. Due annotazioni: il peso sociale della borghesia del bazar sta diminuendo in modo inesorabile, e gli interessi di questa parte della borghesia sono molto meno compatti rispetto ad un tempo, soprattutto se confrontati con la borghesia favorevole al movimento (i cui interessi invece rendono quella parte molto più compatta nell'avversione per il regime).

Molti "bazarì" ambiscono a vedere i propri figli diventare medici o ingegneri piuttosto che vederli entrare nei bassij. Un matrimonio tra la figlia di un ricco bazarì e un giovane medico di buona famiglia è spesso visto con favore più dal mercante che dai genitori del giovane medico... Sembra cioè che, in qualche modo, la borghesia conservatrice si stia "sbriciolando" in quella post-moderna, anche ideologicamente. Questo processo è irreversibile e dura da alcuni decenni.

Ne consegue che l'appoggio della borghesia del bazar al regime è decisamente infido. Esso continua fintanto che è garantita la stabilità politica ed economica, ma è proprio questa stabilità ad essere in crisi: viviamo in una condizione pre-bellica con l'estero, e di stato d'assedio interno. In più siamo nel pieno di una crisi economica mondiale i cui effetti lì sono assai più violenti e spesso si misurano in termini di calorie e proteine giornalmente assunte.

Ma, parlando di economia e di imprese, qual è il vero centro del potere economico in Iran, e quali sono i suoi collegamenti col regime?

In serata tradurrò un articolo della rivista web "Rahe Tudeh", legato al partito comunista iraniano. I comunisti avranno anche un sacco di difetti, e quelli iraniani ne hanno avuto di immensi. Ma quando si parla dei legami tra potere politico ed economia nessuno sa fare i conti come sanno fare i loro. Magari ai limiti della pedanteria, ma in queste cose bisogna essere chiari, pedanti, e soprattutto fastidiosi.

A dopo.

[1] Nota: qui e altrove per "regime" non intendo la Repubblica Islamica, ma quella sua parte che ambisce a trasformarla in una sorta di califfato militare.

giovedì 27 agosto 2009

Le colonne della società - II


Dunque abbiamo stabilito che persino Ahmadinejad governa tramite il consenso. Il consenso dei "suoi", che quello degli altri non gli interessa. Se il discorso è stato correttamente compreso fino a qui, è chiaro che per chi non appoggia Ahmadinejad il problema non deve essere tanto lui, quanto il gruppo sociale dal quale deriva il suo consenso.

Il problema non è neppure Khamenei, o i vari Firuzabadi, Ta'eb, Mesbah Yazdi... Posto che esiste una base sociale che appoggerebbe Ahmadinejad, i singoli attori diventano abbastanza irrilevanti. Morto uno, la base sociale di riferimento ne partorisce un altro e magari persino peggiore.

Notare che la non corretta comprensione di questo punto è il peccato originale di quelle formazioni terroristiche che propugnano l'omicidio degli avversari politici, come ad esempio le BR. Ma è anche il punto debole di qualunque strategia preveda l'uccisione di un "capo" per risolvere un conflitto: penso ad esempio agli omicidi mirati dei capi di Hamas da parte di Israele, o all'incarcerazione di gente come Hajjarian in Iran al fine di fermare l'opposizione. Tutta roba sostanzialmente inutile.

Allo stesso modo è inutile aspettarsi che la base di consenso sparisca per certe decisioni dei singoli. Esempio: supponiamo che Khamenei schiatti domani. La costituzione iraniana prevede che l'Assemblea degli Esperti - presieduta da Rafsanjani - elegga un nuovo leader. La costituzione iraniana prevede anche che una parola di questo leader delegittimi la presidenza di Ahmadinejad.

Ora, è evidente che l'Assemblea non potrà mai eleggere un leader "fuori" della base di consenso di Ahmadinejad, senza una forte resistenza della base stessa. Si arriverebbe allo scontro, forse alla guerra civile, ma un fatto è certo: sarà decisivo il conflitto tra i due gruppi sociali, non cosa deciderà di votare Rafsanjani o qualunque altro membro dell'Assemblea.

Per quanto si tratti di personaggi che accendono la nostra fantasia, a Isso non è stato Alessandro a sconfiggere Dario Terzo. E' stato l'esercito macedone che ha sconfitto l'esercito persiano.

Perciò il mio odio per Ahmadinejad o per Khamenei è un odio del tutto "laico": io non odio loro, odio la condizione sociale che ha fatto sì che essi avessero una base di consenso. Odio il peccato insomma, non il peccatore.

Le ragioni dell'esistenza del "gruppo sociale" di Ahmadinejad vanno studiate. Vanno discusse, possibilmente in modo serio, senza ricorrere banalità da bar-sport tipo "gli iraniani sono fessi". In modo scientifico. In modo convincente.

Perché per quanto io sia un tipo religioso, posto che una società è come una tavola di marmo che si appoggia su delle colonne, il fatto che la tavola sta in equilibrio dipende dalla sostanza e dalla posizione delle colonne, e non dalla mano di Dio. Tutto ciò non è un mistero divino, ma un fatto materiale con dei perché, che possono essere conosciuti, studiati e compresi.

Ci torneremo.

mercoledì 26 agosto 2009

Le colonne della società - I


Oggi sfatiamo un mito: non esistono regimi senza consenso. Si tratta solo di cercarlo - il consenso - nei posti giusti. Le peggiori tirannie della storia non sono certo nate su Marte, hanno semplicemente organizzato la società. Hanno deciso chi stava dentro e chi stava fuori, chi lavorava e chi si faceva mantenere.

Ho sempre diffidato di coloro che si scandalizzavano per il fatto che un dittatore "uccide il suo stesso popolo". Dio non ha disegnato righe sulla terra. Dio non ha deciso che un turco di Tabriz è il "mio popolo" in quanto iraniano, mentre un turco di Baku non lo è: lo ha deciso il trattato di Golestan, nel 1813. Non Dio, non un caso inevitabile, non la natura, ma un trattato.

Non c'è alcuna differenza etnica, religiosa, linguistica tra un turco di Tabriz e uno di Baku. L'unica differenza è il passaporto. Eppure se un dittatore iraniano bombarda Tabriz per sedare una rivolta, egli ci scandalizza come "tiranno". Ma se lo stesso individuo, in guerra, bombarda Baku, beh, è solo un atto di guerra... potrebbe persino capitare al capo di uno stato democratico...

E' l'uomo de decide "chi è dentro e chi è fuori", e cerca di imporre questa decisione e renderla oggettivamente valida. Se riconosciamo a una potenza estera il diritto morale di bombardare gli "stranieri", come facciamo a non riconoscere anche a Mussolini il diritto di decidere - dal suo punto di vista - chi sono i "veri" italiani? o ad Ahmadinejad il diritto di decidere chi sono i veri musulmani? Così costoro si comportano da "stranieri" con chi non fa parte del gruppo.

Che noi lo accettiamo o no, questo è proprio quel che accade: quelli che noi consideriamo "popoli" non sono altro che passaporti, burocrazia. In una parola sono "sovrastruttura", che è nata per una decisione di uomini e che si è perpetuata attraverso la dialettica storica: non c'è nulla di divino, naturale, trascendente o inevitabile in tutto questo.

Messa così, diventa chiaro cosa intendo col fatto che persino le più sanguinarie dittature hanno un "consenso". Ce l'hanno infatti tra ciò che considerano il "proprio popolo": Hitler godeva del consenso dei nazisti, Ahmadinejad gode del consenso dei pasdaran. Gli altri tedeschi, gli altri iraniani? Non erano il "popolo" di Hitler e non sono quello di Ahmadinejad: sono un nemico da sottomettere, terre da espropriare, manodopera da impiegare nelle fabbriche di "nostra" proprietà.

Sono a tutti gli effetti un altro popolo.

Riprenderemo il discorso domani, per renderlo più attinente all'argomento di questo blog.

mercoledì 19 agosto 2009

Rape, murder, it's just a shot away

Ritorno dalle ferie. Notizie sparse.



Abu Ghraib, ma con più passione

In questi 20 giorni hanno assunto proporzioni notevoli le notizie degli abusi durante la repressione dei mesi di giugno e luglio. Dei morti si è già si è detto in modo parziale, parliamo perciò degli stupri. In particolare del campo di prigionia di Kahrizak, divenuto per una ventina di giorni una specie di riproduzione tridimensionale di "Salò o le 120 giornate di Sodoma".

Gli stupri hanno riguardato sistematicamente i ragazzini sotto i vent'anni. O meglio, navigando nel "blogistan" si ha l'impressione che ci si stia focalizzando di più sugli abusi subiti dai ragazzi.

La ragione è intuibile. Uno stupro omosessuale fa più orrore agli uomini, perché impone al maschio un ruolo che è abituato a considerare innaturale quando riferito a se stesso: quello di diventare un oggetto sessuale nelle mani di un energumeno. Dato che fa più orrore all'uomo, fa anche più notizia.

Il livello di dettaglio delle denunce è elevato. Sono concordi ad esempio su un "capo" non meglio noto del campo di prigionia che andava avanti e indietro raccomandando ai suoi uomini: "mettete incinta questi frocetti, dategli una lezione così imparano a chiedere conto del loro voto".

Anche le prove mediche sono considerevoli: svariati casi di strappo al muscolo anale e al colon retto che hanno costretto ad interventi chirurgici fuori dal campo di prigionia, il che ha lasciato in giro testimonianze e cartelle cliniche. Le ferite hanno spesso provocato infezioni e morte per setticemia, per non parlare di una gravissima condizione psicologica di depressione acuta dopo la liberazione.

Vi sono testimonianze dirette di persone che dopo gli stupri venivano gettati in una cella, occupata da altri stuprati, alcuni dei quali morti da ore per la febbre elevata, il cui pavimento era coperto di sangue e feci. Insomma la smetto qui coi dettagli ma credo di aver reso l'idea.

La puzza della situazione si è levata talmente tanto che Khamenei stesso è stato costretto a chiudere Kahrizak definendolo - ehm... - "prigione non standard". Come se si fosse rotto il condizionatore d'aria, ha ironizzato l'ex presidente Khatami!

Mehdi Karoubi, mullah riformista candidato alle elezioni di giugno, ha raccolto prove, denunce e testimonianze. Ha successivamente inviato una lettera ufficiale al presidente dell'Assemblea degli Esperti - Rafsanjani - chiedendo un intervento urgente e la formazione di una commissione imparziale di inchiesta.

Una commissione d'indagine autonoma si è costituita nel parlamento a maggioranza pro-Ahmadinejad. Una commissione curiosa, dato che il portavoce ufficiale ha cominciato a smentire le accuse prima ancora di iniziare a indagare! Tuttavia sono state preziose - per l'informazione - le testimonianze dei membri riformisti della commissione, che hanno intervistato gli ex detenuti di Kahrizak trasferiti a Evin dopo la chiusura del campo. Alcuni deputati si sono sentiti male durante le interviste e hanno dovuto uscire.

Avete sentito!? Ha detto che siamo froci!!

La reazione del fronte conservatore è stata sostanzialmente così. Scomposta e violenta.

Chi - come l'Imam del Venerdì di Kerman - ha chiesto 80 colpi di frusta per Karoubi nel caso il religioso non potesse dimostrare che sia stato il pene delle guardie a penetrare lo sfintere dei ragazzini detenuti. E chi ha cercato di organizzare una spedizione punitiva contro il giornale del suo partito.

Ma i tempi e i rapporti di forza tra le masse sono un po' cambiati. La spedizione punitiva è finita in una bolla di sapone quando Karoubi ha chiesto alle autorità di difendere il suo giornale, e contemporaneamente ha chiesto ai suoi sostenitori di aiutarlo con la loro presenza nel caso in cui le autorità avessero dato forfait. Così il governo ha dovuto mandare la polizia anti sommossa a presidio, per evitare che un'altra imbarazzante presenza di una milionata di manfestanti sommergesse i "punitori", non più di qualche centinaio. Tutto questo sabato scorso.

Sul fronte politico, Karoubi si è detto pronto a fornire le prove e discutere pubblicamente e dettagliatamente tutto il materiale raccolto sugli abusi ai danni degli arrestati: lo farà - ha detto - di fronte ai capi e rappresentanti dei tre poteri e con la presenza delle telecamere.

Due a zero per Karoubi.

E' caduto l'ultimo tabù: "impeach Khamenei"

Un gruppo di deputati ha rotto l'ultimo tabù e chiesto l'impeachment della Guida della Rivoluzione - Alì Khamenei - sulla base degli articoli 109 e 110 della costituzione della Repubblica Islamica (requisito di imparzialità e coraggio del Leader). L'organismo deputato al controllo dell'operato del Leader è l'Assemblea degli Esperti, presieduta da Rafsanjani.

In una notizia a margine, un membro anziano dell'Assemblea degli Esperti ha chiesto ufficialmente la convocazione urgente dell'organo stesso per "monitorare la situazione politica venutasi a creare".

Per ora vi lascio. Il prossimo post salvo imprevisti riguarderà i rapporti tra il maschilismo e l'omosessualità in Iran.