sabato 19 settembre 2009

Una giornata speciale

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Confesso che ero un po' in apprensione. L'opposizione doveva dimostrare non tanto di esistere, quanto di saper ancora scendere in piazza e delegittimare il governo con la propria presenza fisica. Non era scontato. Nulla è scontato quando si parla delle masse.

Tutto ciò a distanza di quasi due mesi dall'ultima manifestazione massiccia, quella avvenuta in occasione della preghiera del Venerdì di Rafsanjani. L'occasione era fornita da una delle ricorrenze "liturgiche" del regime: la giornata di Qods, in cui si manifesta per Gerusalemme in solidarietà coi palestinesi.

Una tipica situazione cosiddetta "win-win": la manifestazione è un appuntamento importante per gli obiettivi di politica internazionale del regime. Non può assolutamente essere cancellata, pena l'ammissione pubblica di una cosa che ormai sanno tutti: che il governo non controlla il paese. Essendo una manifestazione autorizzata, dunque, non può essere repressa.

E' ovvio che il regime non può selezionare "a monte" chi partecipa, deve solo sperare che gli oppositori stiano a casa a grattarsi. Ma non è successo. E' successo invece che, anziché le solite 20-30 mila comparse di professione di ogni anno, stavolta sono apparsi una milionata di oppositori con vestiti, braccialetti, foto di Karoubi e Mousavi, e bandiere verdi. In tutto il paese.

Così l'opposizione, dopo aver espropriato il colore verde dell'Islam e "Allahu Akbar", di fatto espropria anche la manifestazione del Quds. O forse sarebbe meglio dire che si riappropria degli spazi pubblici. Quando l'altoparlante dell'organizzazione dice "morte a Israele", la massa risponde "morte alla Russia" colpevole di essere stato il primo paese a riconoscere Ahmadinejad.

Il filmato che ho postato qui sopra (ringrazio mia sorella per avermelo fornito) riguarda un pezzo della manifestazione di ieri a Teheran. E' emblematico. Il filmato inizia inquadrando un gazebo "istituzionale" di fedeli al governo. Vediamo bandiere dei Pasdaran e sentiamo l'altoparlante che invoca l'apparizione del Mahdì.

Poi la videocamera inquadra la folla verde tutta attorno al gazebo, che tuona "marg bar diktator", "morte al dittatore". La folla sovrasta il gazebo, con i corpi e con le voci. Potrebbe linciare gli occupanti in un istante, ma non lo fa. Si limita alla derisione, e dalla faccia degli occupanti traspare la coscienza di trovarsi nella parte sbagliata del mondo.

La derisione è sottolineata dal regista con una marcetta che accompagna la scansione ritmica delle parole "marg bar diktator". L'effetto è impietoso: epico e satirico allo stesso tempo. Il risultato narrativo implicito è che il Mahdì è apparso sotto forma di questa marea, e vi sta facendo un mazzo così, solo che siete troppo ottusi per accorgervene!

Il riapproriamento degli spazi pubblici da pate dell'opposizione, ieri, era tale da aver reso impossibile il lavoro delle reti televisive nazionali. La prima rete si è ritrovata a dover interrompere un'intervista in diretta ad Ahmadinejad. La sua voce era coperta dal l'imbarazzante coro "dimissioni! dimissioni!" proveniente dalla manifestazione alle sue spalle.

Ahmadinejad era visibilmente nervoso. Il suo discorso dal palco è durato una ventina di minuti e sostanzialmente si è limitato a negare l'olocausto, mentre fuori - nel mondo reale - lo slogan più gettonato della manifestazione era "non Gaza, non Libano: la mia vita per l'Iran".

Tutte le sei reti ad un certo punto hanno smesso di trasmettere in diretta le immagini della manifestazione: era impossibile non inquadrare le bandiere verdi e zittire gli slogan del movimento, e va notato che per la TV nazionale non esiste ufficialmente alcun movimento di opposizione in Iran ma un complotto ormai sconfitto dalle forze dell'ordine...

Allo stadio Azadi c'era un'importante partita del campionato. La TV ha dovuto trasmettere le immagini in differita e in bianco-nero così non si vedeva il verde sugli spalti! Insomma avanti così, a Teheran, Isfahan, Mashhad, Shiraz, Tabriz, Rasht, Kermanshah, Ahvaz e persino a Qom.

La giornata si è svolta in modo relativamente tranquillo, almeno a Teheran. Se si fa eccezione al fatto che c'è stato un attentato alla vita di Khatami: un assalitore armato di coltello ha cercato di colpirlo ma la folla lo ha fermato, almeno questo è quanto si vede dalle foto e si racconta. Sono apparsi tra la folla anche Mousavi e Karoubi.

Tutto sommato si è avverato ciò che avevo previsto un paio di mesi fa: non si possono fare manifestazioni da centinaia di migliaia di persone tutti i giorni. Nel quotidiano, la lotta alla dittatura assume la forma di "attrito": graffiti, tazebao, roba del genere. Le manifestazioni di massa vanno organizzate bene, e questa era organizzata bene. L'Iran ha molte ricorrenze in cui non è possibile impedire alla gente di scendere per strada.

Insomma bisogna andare avanti così per sei mesi, un anno, e nel frattempo preparare il terreno per arrivare allo sciopero generale. Salvo la possibilità remota e improbabile di un passo indietro del governo.

2 commenti:

  1. hai letto l'incredibile stampa italiana? hanno scritto che c'erano "centinaia" di oppositori. Non centinaia di migliaia, centinaia e basta. I media inglesi e americani si sono spinti a parlare di "migliaia": qualche audace ha scritto "decine di migliaia", pur affermado che i sostenitori del regime erano in numero maggiore. Eppure foto e video erano a disposizione di tutti. Fortuna che i biechi imperialisti occidentali pagano e sostengono gli oppositori del regime. In caso contrario avrebbero scritto che contro Ahmadinejad erano in due, e precisamente Mousavi e Karroubi.

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  2. La tua domanda mi ha indotto in una riflessione che ho preferito riassumere in un post nuovo. Ciao!

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