giovedì 28 marzo 2013

Critica alla teoria del signoraggio bancario - parte prima - definizioni

In generale preferisco criticare le teorie nel loro merito anziché liquidarle parlando di paranoia o complottismo. Almeno finché l'interlocutore lo rende possibile. E, dato che sono il monarca assoluto di questo spazio, qui è possibile. Ci vorranno diversi post e come di consueto inizierò con le definizioni che occuperanno i primi due post.

Va premesso che si tratta di definizioni abbastanza banali per chi ha studiato economia, eppure la cosa va fatta. Spesso si utilizzano termini dando per scontato il loro significato, si fanno ragionamenti e si traggono conclusioni, senza accorgersi che ad un approfondimento un minimo sotto la superficie le basi sulle quali appoggiano quelle conclusioni non supererebbero la prova del socratico τί ἔστι - la domanda "che cos'è?".

Insomma bisogna mettersi preventivamente d'accordo sul significato dei termini. Tutto questo mi costringe ad essere banale e divulgativo, ma è anche un bene perché mi aiuterà a raccogliere le idee. Inziamo perciò a definire terra, lavoro, merce e denaro.


1) Terra:

E' l'origine delle risorse naturali dalle quali dipendiamo per la nostra sopravvivenza e, in un'accezione più ampia, per il nostro benessere. Non esiste bene o servizio che possa essere prodotto senza una qualche risorsa riconducibile alla terra.

In passato quando le nostre economie erano agricole il concetto era più chiaro. Oggi capita meno di frequente di aver a che fare coi prodotti immediati della terra, ma se ti concentri li vedi tutto intorno a te: la plastica e il rame che compongono la tua tastiera provengono dai giacimenti di petrolio e dai minerali di malachite. La corrente elettrica che illumina il tuo monitor non esisterebbe senza la centrale idroelettrica eretta su un corso d'acqua che passa su un territorio controllato da qualcuno.

La terra quindi - nell'accezione che le daremo qui - significa "avere accesso alle risorse primarie", cioè poter utilizzare le risorse vegetali, animali o minerali che la terra mette a disposizione.


2) Il lavoro:

L'attività umana fisica e mentale volta a trasformare l'ambiente naturale o sociale. In questo suo significato ampio il lavoro non è altro che la stessa vita materiale dell'uomo. Il lavoro cioè è l'uomo. A noi però interessa in un significato (forse solo leggermente) più ristretto, più economico. Il lavoro è l'attività umana volta a trasformare le risorse naturali grezze in qualcosa di utilizzabile.

Il mio professore di economia dei trasporti diceva sempre: "sapete quando una mela non è una mela? Quando la mela si trova a Roma e chi la deve mangiare a New York". Intendeva con questo sottolineare l'importanza del trasporto delle merci. Ma una mela non è una mela anche quando si trova ancora appesa all'albero: è il lavoro necessario per raccoglierla dall'albero che la rende una mela.

Non esiste prodotto senza lavoro. Dato che più sopra ho definito il lavoro come la vita stessa dell'uomo, esiste un legame forte tra l'uomo e il prodotto del proprio lavoro. Il frutto del tuo lavoro ti rappresenta in quanto essere umano. Quando ricevi riconoscimenti per ciò che fai, li stai ricevendo per ciò che sei.

Ma proprio per questa ragione, se, anziché ricevere riconoscimenti, il frutto del tuo lavoro ti viene tolto con la forza, o quando vieni denigrato per il fatto che svolgi lavori umili, vivi una condizione assai penosa: quella di un uomo che odia ciò che produce. Cioè un uomo che odia il proprio lavoro. Cioè ancora: un uomo che odia la sua stessa essenza. E' per questo, e non tanto o non solo per la mancanza di libertà, che la schiavitù è una tragedia.

Abbiamo definito il lavoro come "attività". Il termine stesso suggerisce un qualcosa di fluido, inafferrabile. Il lavoro è vivo perché non esiste vita umana senza il fare. In quanto tale, o il lavoro è svolto, o non esiste. Il lavoro come atività non può essere accumulato per domani: se per 2 giorni non lavoro, la terza giornata non mi si allungherà di 48 ore.

Il che suggerisce che il lavoro vivo è in qualche modo in relazione col tempo: il numero delle mele che raccolgo in un'ora è in qualche modo importante perché, quando passa, quell'ora è persa per sempre. Il prodotto - le mele - quelle sì sono accumulabili per il futuro. Ma è un'altra cosa. Ci torneremo.


3) Merce:

E' il risultato dell'applicazione del lavoro alle risorse della terra. In questa sede non ci interessa distinguere tra beni durevoli e beni di consumo. Sulla distinzione tra beni e servizi invece ci torneremo più avanti.

La merce è ciò che consolida il lavoro vivo in un oggetto: è attraverso l'accumulazione della merce che diventa possibile accumulare il lavoro svolto. O, detta in altro modo, il lavoro si può accumulare solo quando non è più vivo. Il lavoro così accantonato più essere scambiato con il prodotto del lavoro di altri individui. Oppure può essere donato, distrutto, confiscato, rapinato, estorto, usato come materia prima per ulteriori produzioni.

Ogni merce ha delle caratteristiche oggettive che in qualche modo dipendono dal bisogno che quella merce soddisfa. Inoltre produrre ciascun tipo di merce richiede un certo sforzo e un certo tempo. Il lavoro umano necessario a produrre una certa merce può essere più o meno complesso e faticoso: coltivare il grano richiede la preparazione e la manutenzione del terreno, il reperimento dei semi, e spesso anche l'irrigazione e la protezione della pianta per un certo numero di mesi. Produrre un software richiede il tempo necessario ad analizzarlo, a scrivere e testare il codice. Ma è necessario anche avere un computer, la cui fabbricazione a sua volta richiede lavoro. E' anche necessario avere la corrente elettrica, e potremmo quantificare la "quota" di centrale elettrica necessaria a far funzionare il computer del programmatore, il lavoro necessario ad estrarre il carbon fossile per alimentare la centrale...

Diversamente da ciò che alcune teorie contemporanee sulla "produzione intellettuale" sostengono, scrivere un software richiede un lavoro che nel suo insieme (partendo dalla materia grezza) è immensamente più complesso, lungo e faticoso di quello necessario a coltivare un campo di grano. Anche se il software fosse pronto dopo soli 60 minuti contro i sei mesi che servono al grano a maturare. Chiusa la digressione, ma ci tornerà utile.

I più acuti avranno già capito che attraverso il baratto si scambiano le quantità di lavoro che sono servite a produrre le merci barattate. E tutti sanno che il valore di una merce aumenta o diminuisce a seconda dell'aumento o della diminuzione della sua domanda in rapporto all'offerta. Il rapporto di scambio tra le merci, comunque si stabilisca, non è altro che il rapporto di scambio tra due "lavori".  

E' attraverso il valore di scambio delle cose che produci che la collettività esprime concretamente il suo grado di apprezzamento per il tuo lavoro.


4) Il denaro:

Il denaro è il mediatore universale degli scambi. E una merce particolare che definisce il valore di tutte le altre merci ed è scambiabile con altre merci o con il lavoro vivente in qualunque momento.

Sì... capisco che il fatto che il denaro sia una merce non ti torna così istintivo... Prova però a pensare a com'è nato... Prova a pensare a ciò che nella storia umana si è usato come denaro. Abbiamo usato monete di diverso genere, certo, ma si sono usati capi di bestiame, pelli animali, grani di sale, tabacco. Quelli della mia generazione ricorderanno i gettoni dei telefoni pubblici...

Tutte merci. Cioè beni che vengono prodotti col lavoro umano. Il denaro è merce anche nel mondo moderno. Gli assegnati della rivoluzione francese rappresentavano appezzamenti di terreno. La Germania tra le due guerre - mi pare di ricordare da vecchie lezioni di storia economica - per uscire dalla crisi mise il proprio prodotto nazionale lordo (cioè l'insieme delle merci prodotte) a copertura delle banconote emesse. In altre parole assegnati francesi e banconote di Weimar rappresentavano, anzi erano, merce.

Lo scrittore Walter Siti un articolo molto bello (credo sia un brano del suo romanzo) sostiene che in un determinato ambiente persino la merce-escort è un "mediatore universale", cioè una escort è denaro... Nel mio piccolo ho mosso qualche critica a questa posizione di Siti (per la escort manca una reale universalità della mediazione), ma mi serve citarla per far capire che qualunque merce può diventare denaro se si innalza al rango di mediatore universale degli scambi. E per essere tale, il denaro deve essere accettato da tutti, cioè "avere corso".

Cominciamo perciò a mettere il primo paletto. Il denaro non è ciò che viene definito tale da uno stato o da un re. Non è come Lando Buzzanca nel film "quando le donne persero la coda" che raccoglie un sasso e dice che il suo sasso è "sghé" mentre quello raccolto dagli altri è solo un sasso...: abbiamo avuto il denaro quando ancora non sapevamo nemmeno cosa fosse, lo stato.

Lo stato non crea il denaro. Nessuno stato. Come nessuno stato crea il petrolio. Lo stato semmai ufficializza e regolamenta l'uso di una merce che nel suo territorio è già considerato mediatore universale. Insomma c'è un carro, ci sono dei buoi, e i buoi andrebbero messi davanti.

Ma c'è anche una seconda funzione del denaro. Dato che il denaro è una merce universale, e dato che ogni merce rappresenta in forma consolidata ("reificata") il lavoro necessario a produrla, allora il denaro nelle mie tasche stabilisce a quanta parte del lavoro svolto dalla collettività io abbia diritto.

Quando mostro 5 euro al verduraio, gli sto dicendo di avere diritto a un valore-lavoro equivalente a quei 5 euro: il valore del lavoro che a suo tempo è stato necessario per produrre due chili di arance e portarle sul suo bancone.

In questa sua seconda funzione il denaro diventa una relazione sociale di tipo comunicativo. Un "protocollo di comunicazione sociale". Anzi, per Mc Luhan il denaro è semplicemente un medium: quando nel seicento in giappone si diffuse l'uso del denaro "ebbe effetti simili a quelli della tipografia in occidente".

Con questo concludiamo la prima parte. Nella prossima definirò salario, profitto, rendita, prestito e interessi. Roba così.

mercoledì 6 marzo 2013

Storia immaginaria di due famiglie

Ovvero una bozza di modello comportamentale.  Abbiamo due famiglie che chiamiamo A e B, composte da genitori e figli (non importa quanti).

La famiglia A ha un'immensa quantità di capitale accumulato da generazioni, ma non sa fare nulla, oppure non vuole fare nulla.

La famiglia B non ha capitale, vive alla giornata, ma è in grado di produrre un bene che per entrambe le famiglie è di vitale importanza. In realtà un pignolo potrebbe sostenere che proprio questa capacità dei B rappresenta del capitale... E' vero, ma tralasciamo per semplicità questa cosa.

Le due famiglie sono in relazione solo tra di loro e con nessun altro. E' ovvio che gli A pagano i B per comprare quantità di prodotto che i B producono. I più attenti avranno notato che - nel lungo termine - la posizione dei B è molto più solida di quella degli A: se i B si tenessero il prodotto potrebbero sopravvivere, mentre il capitale degli A non serve a nulla se i B si rifiutano di consegnargli il prodotto.

Ci sono tre possibilità di relazione tra A e B (e ovviamente le ampie zone grigie intermedie):


1) A costringe B a produrre quantità crescenti di prodotto in modo da riavere indietro - a fine ciclo - i soldi coi quali ha pagato il ciclo produttivo stesso. Ad esempio A paga a B il valore per 100 unità di prodotto ma si fa consegnare 101 unità. In questo modo il capitale di A non finirà mai finché A avrà possibilità di tenere in piedi il sistema coercitivo.

Ovviamente se A è in grado di operare coercizione su B non si limiterà a una sola unità in più: il capitale "sussumerà" l'intero lavoro dei B lascerà solo una quantità di prodotto sufficiente alla  sopravvivenza della forza lavoro.

Chiameremo questo tipo di rapporto "imperialista", o "schiavista". In effetti il lavoro salariato, quando il salario è di mera sussistenza, non è molto diverso da quello schiavista. Se non siete convinti faccio parlare Marlon Brando al posto mio.


2) A non ha la forza di costringere B il quale chiede quantità crescenti di capitale in cambio del prodotto. Inoltre A non ha alcuna intenzione a mettersi a lavorare in proprio. Il rapporto è caratterizzato da una presenza molto radicata odio e di revanscismo tra le due famiglie, e la conflittualità domina anche i rapporti interni. Chiameremo questo tipo di rapporto "emancipazione", o "lotta anti-imperialista".


3) A non ha la forza di costringere B, ma decide di imparare a produrre la quantità necessaria del prodotto in proprio.


Vediamo di analizzare gli effetti etici, psicologici, o diciamo "spirituali" dei tre rapporti.

Nella relazione schiavista gli A sono costretti a giustificare a se stessi il fatto di essere dei mantenuti. Dovranno cioè sublimare e rimuovere la vera natura di rapina di quel rapporto con giustificazioni metafisiche: "gli A sono naturalmente nati per comandare e i B per eseguire", "sul mio testo sacro c'è scritto che i B mi sono stati dati come schiavi per l'eternità", "la nostra cultura è superiore alla loro" (sublimando il fatto che il tempo libero che dedicano alla raffinatezza gli è concesso solo grazie alla schiavitù dei B...).

Più recentemente va di moda l'autoassolutorio "ma il padre dei B picchia i suoi figli!" come se questo giustificasse la rapina perpetrata dagli A a danno dei B.

In certi casi la sublimazione potrebbe essere presente anche nei B ("siamo troppo stupidi rispetto al padrone"). Oppure in alcuni di loro, che a tutti gli effetti si assicurano che i fratelli sgobbino in nome e per conto degli A. Si chiamano "collaborazionisti".

Alcuni A potrebbero essere mossi a pietà ed aiutare i bambini B che si ammalano per le pessime condizioni di vita intrinseche al tipo di rapporto. Si comprano così una coscienza nuova di zecca. Oppure lo fanno in assoluta buona fede, mettendo in discussione radicalmente il rapporto padrone-schiavo, e andando così contro gli interessi della loro stessa famiglia per un sincero senso di giustizia. "Ingrati sognatori utopisti" li chiamano, in famiglia. Sono quasi sempre una minoranza eccentrica.

Una cosa va detta, perché la morale comune è una cosa e l'Etica un'altra: ogni volta che A sublima, lo fa solo per poter convivere con la sua colpa. Ogni volta che B accetta questa logica, lo fa solo per convivere con la viltà di chi ha preferito la schiavitù alla morte. E infine ogni volta che A dice di non voler pagare B quanto dovrebbe perché B picchia i suoi figli, A è un ladro e un farabutto! Il prodotto va pagato, e questo non c'entra nulla coi rapporti familiari interni del fornitore.


Nella fase di emancipazione, B trova l'occasione per esercitare un ferreo controllo sui membri della propria famiglia con la scusa della possibilità di un "contrattacco" da parte di A. In altri termini B sfrutta questa occasione per riprodurre - all'interno - il rapporto di produzione schiavista con la giustificazione della presenza di potenti nemici esterni.

Nella stessa fase, A potrebbe sottolineare costantemente l'oppressione familiare dei B per giustificare il ritorno alla condizione schiavista pre-emancipazione, con la scusa che il pericolo va fermato subito. Preventivamente. In entrambi i casi ci troviamo di fronte a due farabutti, uno dei quali un tiranno e l'altro un ladro in decadenza.

La terza fase potrebbe essere un'occasione per entrambe le famiglie per mettere in piedi un rapporto duraturo. E' intrinsecamente più stabile del rapporto 1 perché non è fondato sul terrore e sulla coercizione, e del rapporto 2 perché non si fonda sull'odio e sulla tirannia interna. Ma le due famiglie si trovano in una condizione psicologica differente:

Gli A stanno subendo un peggioramento delle proprie condizioni di vita. Ciò che prima era gratis ora si deve guadagnare col sudore della fronte. I figli cominciano a notare che il vestito nuovo di mamma si poteva anche non comprare per pagare invece il nuovo iPad... Si litiga.

I B dal canto loro hanno la vita più facile: papà può affrontare le rivendicazioni dei figlioli con una disponibilità maggiore, senza dover ricorrere sempre alle cinghiate. I B sono più sereni.

Quando si è nella terza fase il compito degli A è più difficile, e molto dipende dal loro approccio: se riescono a sublimare la nuova condizione definendosi "uomini che non si fanno mantenere da nessuno", se riescono a farlo con la stessa bravura con la quale sublimavano la loro condizione di padroni di nome e mantenuti di fatto, allora la cosa funzionerà.

Altrimenti si tornerà ad oscillare tra le fasi 1 e 2. Per sempre.

***

Un'occasione? (aggiunta  posteriore)

Un amico suggerisce che la crisi attuale potrebbe essere un'occasione per il paese. In fondo l'Italia non è priva di risorse, forse un po' mal sfruttate, soprattutto nell'agroalimentare. Vero.

Cadremmo nella situazione in cui la famiglia A, nel momento in cui viene messa in difficoltà dall'emancipazione della famiglia B, decide di rimboccarsi le maniche e produrre in proprio. Ora, non è che la famiglia A avesse deciso di starsene negli "otia serena" per chissà quali motivi, lo faceva perché era inondata dai prodotti a basso costo della famiglia B e quindi non aveva bisogno di produrre.

I figli del signor A - a guardarli bene - non sembrano tipi da mettersi dietro a un tornio o a zappare la terra come quelli del signor B. Per carità tutto può essere, ma A' si è messo a fare il pittore, A'' studia scienza della comunicazione, A''' vorrebbe diventare fotomodella e lavorare nello spettacolo. I gemelli fanno uno il giocoliere mangiafuoco e l'altro assorda tutti con la chitarra. Quelli più concreti hanno studiato da medici, avvocati, notai, commercialisti. Nessuno sembra felice all'idea di allattare un maialino standosene immerso nel fango e nel piscio fino alla cintola...

Persino le pulizie di casa - ai tempi delle vacche grasse - le si faceva fare a qualche figlio dei B che se ne scappava dal padre autoritario. Anche perché i figli di A in mezza giornata passavano solo l'aspirapolvere in una stanza e di certo non pulivano il water!

Ma gli A tutto questo se lo potevano permettere perché B li riforniva di prodotti a basso costo. Certo, ora cominciano a intuire che "bisognerebbe farlo", ma poi si guardano a vicenda aspettando che qualcun altro si faccia avanti (in dialetto genovese il "besugneiva" è un vero e proprio stato d'animo...).

Riassumiamo: la famiglia B riforniva 100 unità di prodotto alla famiglia A. Grazie a questo benessere gli A si sono abituati a livelli di consumo elevatissimi. Il problema è che se ora si mettessero a produrre in proprio NON RAGGIUNGERANNO quel livello di consumi.

Intendo dire che il figlio strimpellatore impazzirà all'idea di dover lavorare di pialla. La figlia fotomodella piangerà come un salice quando dovrà passare la giornata ad archiviare pratiche in ufficio. L'umore in famiglia cambierà. Il padre sgriderà più spesso, i figli risponderanno. Non è detto che la famiglia sopravviva. E' auspicabile, ma non è detto.

sabato 7 maggio 2011

"Redde Rationem"


Durissime dichiarazioni contro Ahmadinejad dalla tribuna della preghiera del Venerdì. L'imam della preghiera Sadighi è arrivato a minacciare che, se Khamenei lo ordinasse, ad Ahmadinejad non sarebbe nemmeno più lecito accosatrsi ala moglie... (ok, dalla foto non sembra una gran perdita, ma neanche lui è bello).

Anche Larijani, presidente del Majles (parlamento), sembrerebbe orientato a richiedere l'impeachment. Basterebbe il voto dei 2/3 dei deputati se non ricordo male.

Gli imam della preghiera e i deputati di questa legislatura devono la propria posizione direttamente a Khamenei e a lui rispondono. Quindi la controparte del confronto è proprio il Leader, che nel solo luglio del 2009 aveva tagliato corto sulla questione brogli elettorali denunciati dall'opposizione sostanzialmente dicendo che "brogli o no io ordino che il presidente legittimo è Ahmadinejad".  

Infine ieri sono stati arrestati alcuni dei collaboratori più stretti di Ahmadinejad. Insomma lo scontro è durissimo.

L'offensiva contro Ahmadinejad arriva dopo due settimane di duro confronto sulla composizione del governo: il ministro dell'Informazione (responsabile dei servizi segreti) è stato recentemente allontanato dal presidente. Khamenei ne ha chiesto il reintegro e il capo del governo ha ignorato la richiesta. A monte di questo problema contingente però c'è un problema più radicale. I due poteri "istituzionali" del regime (militaristi laici e assolutisti religiosi) sono arrivati al confronto diretto dopo aver messo agli arresti i capi dell'opposizione democratica, Mousavi e Karoubi.

Recentemente nel paese ha cominciato a girare un DVD in cui Ahmadinejad viene presentato dai suoi come il "precursore del Mahdi". Per capirci, è come se il PDL facesse girare un filmato in cui Berlusconi viene definito seriamente l'araldo dell'Apocalisse: ovvio che le gerarchie della Chiesa non la prenderebbero bene. Questa in Iran è roba seria: a Qom i grandi ayatollah sono fuori di sé ma molti di loro sono praticamente agli arresti domiciliari perché si oppongono anche a Khamenei.

Ma anche qui siamo più di fronte ad un sintomo che alla causa. Quando Ahmadinejad dice di essersi sentito circondato da un'aura di santità mentre parlava all'ONU della questione palestinese, o quando il suo advisor (ora agli arresti) Rahim Mashai sparisce tra gli alberi, e poi torna dicendo che era stato "convocato a colloquio dallo spirito del Mahdi", lo sta facendo per crearsi una legittimazione divina senza l'intercessione di Khamenei o dei capi religiosi del paese. In altre parole vuole avere un potere proprio senza che questo sia dovuto alla volontà di un'altra istituzione.

Fuori da questo contesto c'è un terzo attore che è il movimento dell'opposizione. Certo ha subito una dura repressione, ma c'è differenza tra convincere qualcuno e impedirgli di parlare, e percià il suo potenziale è lì tutto intero. Tutto sommato qualche mese fa gli analisti del movimento ci avevano visto giusto: le manifestazioni di strada sono sempre finiti per compattare il regime contro l'opposizione, mentre la loro assenza sta ora scatenando il conflitto interno.

Non è possibile prevedere se da questo confronto uscirà vincitore Khamenei o Ahmadinejad (io punto sul primo). Ma la cosa certa è che ne uscirà notevolmente indebolito.

martedì 15 febbraio 2011

Sul metrò

 
Non c'è nulla di meglio del viaggiare sui mezzi pubblici per captare l'umore della gente. Generalmente tendo ad andare al lavoro a piedi, ma una volta alla settimana salgo su un autobus anche per una o due sole fermate. 
 
In genere ascoltando la gente sento delle fastidiosissime cazzate e mi chiedo chi me l'abbia fatto fare. Ma è comunque un bene. E' come punzecchiarsi quando si è al freddo per non perdere sensibilità. Traduco un breve articolo di un collaboratore di Peyknet.

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In Iran nell'attesa della rabbia repressa della gente

Il terrore di condividere il destino della Tunisia e dell'Egitto si è già impadronito del regime. Ieri, seguendo le orme del presidente dello Yemen, dell'emiro del Kuwait e dei re della Giordania e dell'Arabia Saudita, Ahmadinejad ha fatto diffondere la notizia che il governo avrebbe ripreso parzialmente a calmierare il prezzo della frutta e dei beni di consumo. Queste promesse nascono dalla paura di dover affrontare la rabbia popolare in una rivolta per il pane che, se anche non dovesse esserci domani, potrebbe scoppiare in un qualunque altro giorno.

Oggi mi trovavo sul metro. La gente si lamentava perché il prezzo del biglietto a corsa singola presto aumenterà a 900 tuman (*). Discutevano di questo e facevano piovere una grandinata di insulti su tutto il governo. A qualcuno è scappato da dire che domani c'è una manifestazione di protesta, da piazza Emam Hossein fino a piazza Azadi. Molti non lo sapevano.
 
Ho visto con i miei occhi quanto sia forte oggi il movente economico per una rivolta popolare. Sono certo che se i leader del movimento convocassero una marcia di protesta contro il carovita e la disoccupazione ci sarebbe l'esplosione di rabbia di cui scrivevo poco sopra. Ma forse è proprio per questa ragione che non lo hanno ancora fatto. Perché sanno che le conseguenze di una rivolta di quel tipo sono incontrollabili, e per adesso sperano ancora che il regime torni alla ragione.

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(*) Circa 0.70 euro. Da notare che in Iran il reddito medio procapite lordo è di 8.000 euro all'anno circa. Facendo il rapporto è come se in Italia il biglietto a corsa singola venisse a costare 2 euro.

lunedì 14 febbraio 2011

Felice come l'uomo del banco dei pegni


Qualcuno si chiede perché bloggo meno. Io invece mi chiedo spesso cosa farei se vivessi lì. Se avessi dei figli - alla mia età in Iran spesso si hanno dei figli grandicelli - li farei uscire di casa per andare in corteo, o li incatenerei nello sgabuzzino? Io stesso andrei al corteo? Lascerei la busta con dentro il testamento sulla scrivania prima di uscire, come fanno molti di quei ragazzi?

In fondo il movimento ha mostrato che nonostante la durissima repressione è vivo e vegeto. Il terrore del regime è direttamente proporzionale alla scompostezza della sua reazione ogni volta che la coerenza delle sue bugie viene a galla. E comunque un morto solo lo avrei sottoscritto ieri sera.

Ma io sono qua e la mia generazione è sparita. Anagraficamente in Iran non ci sono maschi classe 1965: morti durante la rivoluzione, morti durante i primi anni del khomeinismo perché stavano nella corrente rivoluzionaria sbagliata, morti in guerra, morti dopo la guerra per le conseguenze dell'iprite tedesco usato da Saddam, mutilati, oppure fuggiti all'estero. Io sono di quelli fuggiti all'estero. Loro sono lì e rischiano, io sono qui e la racconto, è la storia della mia vita. Dovrei sentirmi bene: sono al sicuro, non rischio niente e ho la consolazione di stare dalla parte giusta.

Si dice che l'incidenza dei suicidi fosse alta tra i sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti. Come "l'uomo del banco dei pegni", o come Primo Levi, per fare giusto due esempi. Deve aver a che fare coi disturbi da depressione post traumatica. Non sono mai stato il tipo da piangistei, e sono parecchio lontano dalla pur minima tendenza al suicidio e alla depressione. Ma non sto affatto bene quando racconto cosa succede lì. Anzi a dirla tutta mi sento uno schifo.

Carter e Obama, l'Iran e l'Egitto

A fine gennaio la gente in piazza Tahrir chiedeva il semplice passaggio delle consegne da Mubarak al primo ministro Suleyman. Mubarak ci mise troppo tempo e così, quando questo passaggio avvenne, la gente ormai voleva niente meno che le dimissioni. La mia sensazione è che, se Mubarak avesse provato a tirare avanti ancora per un mese, l'Egitto sarebbe finito come l'Iran.

Nel 1979 l'uscita di scena dello Shah avvenne troppo tardi. Per i movimenti islamici era ormai chiaro che le strutture dello stato si erano già disgregate, e che sarebbe stato sufficiente un ultimo sforzo per raccogliere il frutto maturo del potere.

La gente avrebbe seguito. Era chiaro a tutti che lo stato monarchico non sarebbe più stato in grado di garantire gli stipendi, le pensioni, e nemmeno l'ordine pubblico. Nel febbraio del 1979 agli occhi della borghesia iraniana, ufficiali dell'esercito inclusi, l'unica struttura politica con un capo e una coda e in grado di riportare l'ordine, era l'Hezbollah.

Nell'autunno del 1978, sulla spinta di un'opinione pubblica occidentale disgustata dalle stragi della repressione, Carter abbandonò lo Shah. Gli USA cercarono di giocarsi la carta della liberaldemocrazia con Shapur Bakhtiar, che divenne primo ministro. Pochi lo sanno, Bakhtiar era un vero galantuomo. Ma sarebbe stato l'uomo giusto un anno prima, cioè nel 1977. Insomma gli USA fecero troppo tardi e persero l'occasione.

La mia impressione è che Obama abbia giocato la stessa carta in tempo utile in Nordafrica. Certo, l'Egitto è in grave crisi economica, il partito islamico è forte. Ma le strutture dello stato sono intatte. Non c'è stato un lunghissimo braccio di ferro tra esercito e popolazione. Non c'è sangue da vendicare. Obama è in tempo perché ha evitato la strage.

In questa condizione è probabile che, se il partito islamico cercasse di "iranizzare" l'Egitto con la forza, ne uscirebbe sconfitto come in Algeria: la borghesia lo abbandonerebbe. Perciò cercherà di vincere le elezioni. Non potendo prendere il potere con sola la forza d'urto delle masse è probabile che segua le orme del "Adalet ve Kalkınma Partisi" di Erdogan, il quale per inciso sostiene da tempo i Fratelli Musulmani.

Mi piace pensare che l'Iran abbia insegnato qualcosa. Che Obama sia un Carter con più esperienza. Ma non sarebbe l'unico ad aver imparato qualcosa dalla rivoluzione iraniana. L'estabilishment iraniano attuale ha preso il potere con una rivoluzione, e sa perfettamente come funziona: se dai un dito perdi l'intero braccio. Quindi è compatto, non arretra di un passo di fronte al malcontento generale, e cerca di tenersi stretti i suoi.

Ovviamente anche l'opposizione è formata da ex rivoluzionari che sanno come funziona la lotta politica in quelle condizioni. Perciò ogni volta che si presenta l'occasione cercano di porre il regime di fronte a situazioni di "perdita-perdita", come nel caso della richiesta di autorizzazione a manifestare a favore del popolo oppresso d'Egitto e della Tunisia. Il logico diniego del ministero degli interni è finito per smascherare il ridicolo tentativo di Khamenei di mettere il proprio turbante sulla testa dei movimenti nordafricani. In più l'opposizione ha dichiarato che scenderà in piazza lo stesso. Così gli arresti domiciliari di Karoubi l'altro ieri, e la probabile militarizzazione delle città domani, per non parlare degli scontri, arresti e repressione che seguiranno, rimetteranno il regime nel posto che gli compete: insieme ai cattivi del film che stiamo vedendo in questi giorni.

La partita che si sta giocando in Iran è tra due forze politiche che cercano si sfaldare l'uno la compattezza dell'altro. Vincerà chi dei due ci riuscirà meglio.

sabato 29 gennaio 2011

Domande e risposte da Facebook

Parlando dell'Iran, un amico su Facebook mi fa alcune domande alle quali trovo più comodo rispondere qui.


Ma è vero che solo lo 0,029% degli iraniani era connesso a Twitter?


Dovrei capire come è stata calcolata la percentuale ed è proprio questo che non riesco a immaginare. Su twitter in quel periodo quasi tutti noi all'estero mettevamo come luogo di provenienza "Iran" e settavamo l'orologio sul fuso iraniano per incasinare il tracking della polizia. Ovviamente l'IP è visibile quindi ad esempio chi dal lato twitter avesse voluto controllare gli accessi avrebbe visto che un iraniano (io) postava dall'estero. 

Non credo si siano messi a fare un'indagine statistica, in Iran sarebbe impossibile. Quasi certamente hanno verificato il tabulato IP di Twitter hanno fatto una percentuale tra postatori singoli da specifici IP iraniani e la popolazione complessiva. Il punto è che se hanno fatto così gli unici che risultavano postare dall'Iran erano quelli... della polizia segreta! Solo loro non cammuffano l'IP, gli altri cercano sistemi per cammuffarlo perché attraverso l'IP risalgono a te.

Chi deve fare attività politica usa un software (tor ad esempio ma anche altri) il quale fa finta di conneterti a un server estero che il regime non riconosce come pericoloso e non filtra. Da lì poi fai perdere le tue tracce e vai sul sito che ti pare. E' solo così che dall'Iran entri su twitter, youtube, facebook, sui siti porno, ai quali non puoi accedere in modo diretto. Ovviamente l'uso del proxy rallenta il traffico ma chi se ne frega.

Ora quello che voglio dire è che quel 0.029% è stato calcolato sulla base degli indirizzi IP di chi si connetteva su twitter, gli analisti hanno preso un granchio gigantesco. Perché chi si connette con un proxy (es. via Tor) ha un IP che può essere europeo, statunitense, persino israeliano, ma certamente non iraniano. E sinceramente non riesco ad immaginare come altro abbiano potuto calcolare la percentuale. Faccio notare che questo argomento - questi numeri - sono stati usati dal regime per supportare la teoria che il movimento era un complotto occidentale.

Tuttavia va detto che il mezzo principale per la convocazione di cortei era il cellulare, l'sms in particolare.  Perciò quello che dici è vero, Twitter è stato un mezzo secondario usato principalmente nella settimana delle elezioni. Perché, il governo in vista di quello che in Iran chiamano "golpe elettorale", aveva staccato la copertura degli sms proprio nel giorno delle elezioni e in quelli seguenti mentre internet restava attivo.

Gente che misteriosamente comunica in inglese per evitare di essere compresa...

Twitter permette di estrarre i tweet sulla base della lingua usata. Teoricamente dunque è facile vedere il totale e fare due più due.

Il problema è che molti tweet arrivano dal cellulare, il quale in genere non ha font arabici. Quindi l'utente scrive in arabo o persiano traslitterati nell'alfabeto latino. A quel punto se si fa una ricerca su twitter sulla base della lingua usata nei tweet il risultato diventa inaffidabile: si perde un buon 2/3 dei messaggi in persiano e in arabo, perché non usano l'alfabeto arabico ma quello latino.

Quanto alla Tunisia tieni anche presente che praticamente l'intero paese è bilingue (arabo e francese) e quelli sopra i 10 anni di lingue ne conoscono tre (arabo, francese, italiano). Quindi non è che se parli francese non ti fai capire.

L'uso del regime dei social network, dall'analisi che ne ho letto, pare ben più sofisticato e marpione (tipo dare l'annuncio di una manifestazione antigovernativa in un certo posto e schedare o direttamente arrestare tutti quelli che si presentano):

Rispondo del solo Iran ovviamente. Non escludo che il regime abbia provato a convocare manifestazioni farlocche per arrestare o schedare gli attivisti. Ma in generale il provocatore iraniano non agiva così: cercava di far "deviare" il movimento dalla direttrice principale che aveva unito tutte le opposizioni (dimissioni di Ahmadinejad e nuove elezioni con la presenza di osservatori internazionali).

Il provocatore agiva principalmente con messaggi di tipo politico che spingevano a destra e a sinistra: un po' la tecnica di far diminuire la potenza di un fiume scavando canali e deviazioni ai due lati. Frasi come "bisogna darsi alla lotta armata" come "ma Mousavi così fa ammazzare i nostri figli" erano quasi sempre dei provocatori. Però si era imparato a riconoscerli perché tutto sommato il movimento è stato molto disciplinato, e per tutta quella fase è stato in linea con le richieste di fondo e coi leader che si era scelto.

In genere sulle pagine FB "autorevoli" questa gente veniva sgamata o comunque nessuno dava retta perché i frequentanti seguivano le indicazioni degli amministratori della pagina.

Tieni anche presente che le manifestazioni tra il giugno 2009 e il febbraio 2010 non erano convocate a capocchia: coincidevano sempre con le ricorrenze liturgiche del regime. Cioè il movimento verde si "imbucava" in massa in quelle manifestazioni che il regime non poteva impedire. Il regime era costretto a far vedere immagini di repertorio perché dalle immagini reali (molti su youtube) era chiaro che il numero degli oppositori che gridavano slogan propri era 3-4 volte il numero dei favorevoli.

Una tecnica situazionista che ha dato molti frutti: il regime cosiddetto "isalmico" è stato costretto a caricare le proprie manifestazioni, usare gas lacrimogeni contro preghiere del venerdì, uccidere gente durante l'Ashura...

Per FB i numeri erano più alti ma tutt'altro che oceanici e comunque limitati a certe fasce di reddito

Ovviamente chi usa twitter o facebook deve potersi permettere un cellulare o un pc. Tieni presente che in Iran il PC e altri strumenti tecnologici (paraboliche, lettori dvd) sono spesso usati come la TV in Italia negli anni '60: si va a casa dell'amico.

Inoltre si tratta di un paese comunque fortemente connesso fin dagli anni '90. Ma c'è stata certamente strozzatura politica dovuta al "digital devide": tra le diverse fasce di reddito da un lato, e tra Teheran e provincia dall'altro. Quindi il movimento ha cercato di superare il problema con l'organizzazione. Attivisti organizzati in comitati di non più di 3-7 persone che già si conoscevano - di cui almeno uno col PC e ciascuno in contatto con altri comitati - dovevano occuparsi di mettere in pratica delle attività: scrivere sui muri, convocare a voce le manifestazioni decise sui forum, filmare e documentare queste attività, inviarle via web a comitati esteri...

Inoltre per creare un circuito mediatico alternativo si cercava di distribuire su cd o vhs i filmati più "significativi". Un po' una replica dei discorsi di Khomeini che venivano distribuiti su musicassette.